BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ 2. Profumo e i libici? Unicredit paga gli errori di Prodi

Pubblicazione:

profumo2R375_2ott08.jpg

Per parlare di quanto è successo, sta succedendo e potrà succedere in Piazza Cordusio a Milano, è bene partire dal 1993 quando quell'indirizzo era il quartier generale (ma non la sede legale, situata invece a Genova) del Credito italiano, una delle tre Bin (Banche di interesse nazionale) controllate dall'Iri, il quale a sua volta faceva capo al Tesoro. Nel 1993, sotto la presidenza di Romano Prodi, l'Iri (è bene ricordarlo: un coacervo di attività finanziarie e industriali) iniziò una politica di privatizzazioni.

A spingerlo su questa strada forzata fu la Grande Europa: si parlava di integrazione, di moneta unica (che sarebbe poi arrivata) e i nostri partner guardavano con irritazione e sospetto alle imprese pubbliche italiane, sempre aiutate con i fondi di dotazione dello stato; una pratica distorsiva della concorrenza. Così per aver porte aperte in Europa, il commissario alla Concorrenza Karel Van Miert, pretese l'avvio di una raffica di privatizzazioni.

Vennero così vendute autostrade, supermercati, aziende alimentari, impianti siderurgici. Un patrimonio industriale di indubbia consistenza costruito in anni (anche se aveva conosciuto, è innegabile, intoppi e scandali) è finito in gran parte all'estero, con grande soddisfazione di quelle banche d'affari (americane e inglesi) che si sono occupate del passaggio proprietario. Quando non sono finite all'estero, ma sono rimasta in mano a gruppi italiani, hanno sostituito un monopolio privato a uno pubblico (caso Autostrade, per esempio).

La stagione delle vendite (portata avanti con decisione soprattutto dalla sinistra, che ama figurar bene la sera sulle terrazze romane parlando un inglese de noantri con i suddetti banchieri anglosassoni) ha ovviamente toccato anche le banche pubbliche. E il Credito Italiano che è stato messo sul mercato con il sistema dell'OPV (offerta pubblica di vendita). E' diventato una public company, si è via via fuso con altre banche (come era nella moda di quegli anni, in tutto il mondo) e ha raggiunto un assetto di governance nella quale prevalevano le fondazioni bancarie (soprattutto Fondazione Cassa di Verona,  Fondazione Cassa di Torino e Carimonte).
 

CLICCA >> QUI SOTTO PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO


 



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
10/09/2010 - Concordo e aggiungo (PAOLA CORRADI)

Oltre alle privatizzazioni citate nell'articolo aggiungerei anche le TELECOMUNICAZIONI che sono entrate in pieno nella logica prodiana. Ma mi chiedo non potremmo cercare di formulare cessioni più intelligenti separando ad esempio la proprietà dal servizio?