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SCENARIO/ 1. Ugo Bertone: i dati e la crisi Usa bocciano la "ripresina" dell'Italia

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Ma quanto è difficile, di questi tempi, navigare a vista nel mare dell’economia globale. Nemmeno il tempo di digerire le speranze di ripresa, rilanciate dal rapporto Ocse di giugno, ed ecco nuovi segnali di rallentamento, a conforto delle tesi di Nouriel Roubini, l’economista Cassandra che dà per scontato il “double dip”, cioè un nuovo rallentamento dell’economia mondiale dopo la boccata d’ossigeno vissuto da fine 2009 a metà anno. Quel rimbalzo, è la diagnosi dell’economista, è stata la combinazione della ricostituzione delle scorte e degli incentivi messi in opera dagli Usa e da altri Paesi.


Ora, però, i magazzini tornano ad essere pieni mentre si esauriscono gli sgravi fiscali americani. Pure l’effetto Cina, la vera locomotiva del pianeta, sembra destinato a rallentare. Pechino vuole evitare l’impennata dell’inflazione, spinta dall’aumento del prezzo degli alimentari e dal boom del mattone. E una momentanea stretta cinese, dicono gli esperti, non potrà che avere un impatto immediato sull’economia tedesca, la grande beneficiaria dell’aumento dei consumi e degli investimenti del made in China.


Inoltre, sull’Europa, pesano tre incognite: a) la politica di rigore fiscale nell’eurozona, che riduce il potere d’acquisto dei consumatori; b) l’approssimarsi di una stagione ad alto rischio per il debito pubblico dei Paesi del Sud Europa. Tra settembre e novembre, per limitarci all’Italia, sarà necessario sostenere richieste complessive superiori ai cento miliardi; c) il rischio di nuove, brutte sorprese sul fronte bancario. Gli “stress test”, secondo l’analisi del The Wall Street Journal, sono stati troppo blandi. In particolare, gli istituti di credito tedeschi dovrebbero essere oggetto di una terapia d’urto che peserà sul bilancio pubblico di Berlino.


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COMMENTI
10/09/2010 - Colpa delle PMI (Diego Perna)

Le aziende piccole e medie che sino a qualche tempo fa orgoglio e vanto del ns paese, sono le prime ad essere in difficoltà, nessuno le ascolta, anzi si dice da più parti, non ultimo Tremonti che se non si decidono a diventare grandi, mettersi in rete e quant'altro sono costrette a morire. E' vero questo? Non sono sicuro, certo è che così dicendo si addossa loro la responsabilità del loro insuccesso nel mercato globale e non ci si preoccupa di dare a queste un sostegno concreto, come pagamenti certi, riduzione Irap, burocrazia e aiuti economici di varia specie tranne non abbiano fatturati sopra i 10 mln. Si vive da tempo di slogan, coniando definizioni come ripresa stop and go, a macchia di leopardo, fragile, ripresina-ina-ina, alternata, oggi si domani no, ripresa senza occupazione, insomma non si sa più cosa dire, e così pian piano, cercando di mantenere inalterato un sistema che premia solo i grandi capitali e le multinazionali, insomma tutto che ciò che è grande, ma sfrutta i piccoli, vedi allevatori sardi, solo per fare un esempio tra tanti, ma già di questi quattro pecorai analfabeti non se ne parla più, ci troviamo sempre più con le pezze al sedere. Oggi siamo in crisi e il mio commento è consono, ma già spero in domattina, al massimo nel pomeriggio che il Pil sarà in aumento e saremo fuori dal tunnel. Ciò che non cambia è la vita delle famiglie sempre più difficile, ma di questo a chi gliene frega, c’è il calciomercato!