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Economia e Finanza

FINANZA/ 2. Il "doppio abbraccio" che manda in soffitta il modello-Profumo

Alessandro Profumo (ImagoeconomicaAlessandro Profumo (Imagoeconomica

In questa visione di «filosofia bancaria», c'era tutto lo spazio per accusare di «eccessiva oculatezza» Mediobanca e colpire, nel 2003, il delfino di Enrico Cuccia, Vincenzo Maranghi. C'era anche un po’ di innovazione che alla fine si è dimostrata «spericolata» in materia di ingegneria finanziaria. La «vecchia guardia» di Mediobanca restava scettica sulla divisione «UBM», dove al posto dei bancari stazionavano i creatori degli algoritmi, i matematici e anche i fisici. Qualcuno, in piazzetta Cuccia, parlava con tono piuttosto risentito di una «fabbrica di derivati». Ma erano tempi dove l'economia tirava e la finanza appariva come una fucina di alchimisti che trasformava tutto in oro. Quindi, all'interno della grande banca, non si lamentava nessuno: non le potenti Fondazioni, non i «grandi soci», non il 70 per cento del popolo dei sottoscrittori di azioni Unicredit.


I problemi sorgono nell'autunno del 2008, quando collassa una banca come Lehman Brothers e Wall Street comincia a traballare pericolosamente, contagiando prima tutta la finanza mondiale e poi l'economia reale, fino a creare pericoli di default per alcuni Stati sovrani. In un giorno di quel brutto autunno 2008, il titolo Unicredit tocca i 68 centesimi di valore, una quota che mette i brividi. Ma il crollo dei valori bancari e industriali è generale e quindi non sembra neppure degno di essere troppo enfatizzato. Poi ci sono una sequenza di notizie che attraversano i vari comitati governance, anche di emergenza, di piazza Cordusio. La situazione nell'Est Europa non è affatto buona e si dice che Unicredit sia rimasta impigliata in qualche incidente.

 

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