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FINANZA/ 2. Il "doppio abbraccio" che manda in soffitta il modello-Profumo

Alessandro Profumo (Imagoeconomica Alessandro Profumo (Imagoeconomica

Salta fuori una coda dell'affare Madoff nella Banca Medici austriaca, dove Unicredt è esposta. Sono episodi che possono definirsi anche marginali, perché Unicredit resta una grande banca e i soci sono in grado di fare un aumento di capitale, di garantire i parametri richiesti senza ricorrere ai "Tremonti bond". Ma, detto questo, non ci si rende conto che è terminata un'epoca. Si è conclusa la fase capitalista segnata da una marcata "ideologia del mercato" e allo stesso tempo, tra fallimenti e nazionalizzazioni, si fa strada un'idea di banca revisionata rispetto al trionfo della deregulation e del "Gramm Leach-Biley Act" americano approvato nel 1999. C'è l'ex presidente della Fed, Paul Volcker, che propone un contenimento del trading bancario e anche un ritorno alla separazione tra banca commerciale e banca d'affari.


Se si guarda alla cronaca, più che alle giuste e legittime questioni di rappresentanza nel Consiglio di amministrazione, si vede che Unicredit e la stessa persona dell'amministratore delegato vengono messi in discussione al termine del 2008. Cominciano a farsi sentire i capi delle grandi Fondazioni del Nord Est e persino il sindaco di Verona. Si parla di "nervosismo leghista". Il capitale libico, attraverso due poli (la Lia e la Banca Centrale Libica), comincia a entrare massicciamente nel capitale di Unicredit, fino alla "mini-scalata" di questa estate. A questo punto sembra che anche il presidente di Unicredit, Dieter Rampl, vada fuori dai gangheri, chiedendo chiarimenti che la stessa Banca d'Italia reclama: i libici hanno superato il 7 per cento sfondando la quota del 5 per cento. Chi li ha chiamati? Ci sono state negligenze, connivenze, o solamente ignoranza?

 

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