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SCENARIO/ Pelanda: le banche non danno soldi? Ecco una riforma in 4 punti

Pubblicazione:lunedì 13 settembre 2010

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In breve, sono tanti i dati di realtà che indicano una restrizione del credito anche se ciò non appare con chiarezza nelle statistiche. Perché? Diverse probabili cause. Con i tassi molto bassi per una banca è più remunerativo usare la liquidità per operazioni di “commercio finanziario” che non di credito normale come i mutui. La difficoltà di vendere i mutui via loro cartolarizzazione, cioè rinunciare a parte del profitto futuro per avere nuova liquidità subito, riduce la quantità di mutui stessi erogabili. Le banche devono usare molta liquidità per tamponare i buchi della crisi e questa non viene data dagli azionisti, ma drenata dalla raccolta così togliendo risorse alle operazioni di credito. In sintesi, le banche non hanno soldi sufficienti in relazione al fabbisogno di credito.

 

Ovviamente questa non è un’accusa alle banche stesse: sono entità commerciali private incondizionabili fino a che rispettano la legge bancaria (in Italia molto buona). Ma c’è un problema di governo finanziario generale: se manca una parte del capitale necessario alla crescita del mercato bisogna trovare un modo per reperirlo o si soffoca la ripresa. Come? Una possibile ricetta: (a) rilassare i requisiti di riserva di capitale delle banche fino a che la ripresa non sarà piena per trasferire più denari al credito; (b) nuova legge che favorisca i fondi di investimento non-bancari e la loro entrate nel capitale delle imprese in modo di rifinanziarle non a debito; (c) potenziare le garanzie, anche con denari pubblici, al piccolo credito per ridare capitale ai commercianti, artigiani e microimprese in generale; (d) più concorrenza e meno “cartello”. In conclusione se c’è un problema nel credito lo si dica apertamente invece di nasconderlo. Le soluzioni ci sono.

 

www.carlopelanda.com

 

 



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