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IL CASO/ Perché le banche popolari aiutano di più le imprese?

Perchè durante la crisi,la dinamica del credito, pur rallentando, non è mai stata negativa, come pure sarebbe stato naturale attendersi? Lo spiega GIUSEPPE DE LUCIA LUMENO

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Le informazioni contenute nelle relazioni semestrali in corso di pubblicazione dalle maggiori Banche Popolari italiane, il cui quadro si è andato delineando nelle scorse settimane, non lasciano molto spazio al dubbio: sia considerando la prima metà del 2010, che i dodici mesi tra il 30 giugno 2009 e il 30 giugno 2010, la dinamica del credito a clientela risulta omogeneamente positiva, generalmente superiore alla media del sistema, con punte particolarmente elevate legate a tassi di incremento in doppia cifra. Una certificazione di quanto già riscontrato dalla nostra Associazione, grazie al proprio osservatorio statistico, che segnala un incremento degli affidamenti del Credito Popolare pari al 5% in ragione d’anno, nettamente superiore al dato complessivo del sistema bancario (+2,4%).

 

Nel confronto con il giugno del 2009, quando i tassi di crescita si commisuravano all’11,1% per le Banche Popolari ed al 7,2% per il sistema, il rallentamento, per quanto evidente, appare, tuttavia, molto più contenuto rispetto alle attese ed alle fosche tinte tratteggiate da molti. Infatti, nelle fasi recessive dell’economia degli ultimi decenni, la dinamica degli affidamenti in termini reali, depurata cioè dall’inflazione, aveva sempre mostrato valori negativi, ovvero una contrazione dei crediti, in coincidenza con il calo dell’attività di investimento, dando luogo al noto fenomeno del “credit crunch” di cui tutti parlano da mesi.

 

La situazione attuale è, però, molto diversa: dalle informazioni statistiche emerge con chiarezza che durante la crisi, a fronte della più consistente flessione degli investimenti, la dinamica del credito, pur rallentando, non è mai stata negativa, come pure sarebbe stato più che naturale attendersi. Il settore creditizio, quindi, ha retto l’urto della crisi senza registrare una drastica contrazione degli affidamenti, ma solo una crescita più moderata, del tutto spiegabile con il crollo degli investimenti.

 

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