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FINANZA/ I 30 milioni di posti in meno "interrogano" i grandi players?

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Per l'FMI, inoltre, potrebbe esserci un collegamento tra la crescente ineguaglianza all'interno delle economie occidentali e la deflazione della domanda: d'altronde, gli storici dicono a chiare lettere che il gap di benessere ha raggiunto livelli di divaricazione riscontrati solo nel 1928-1929 e qualcuno arguisce che l'eccessiva concentrazione di ricchezza potrebbe causare un fenomeno di iper-capacità, ovvero investimenti che superano - e di molto - la domanda. A quel punto, lo capite da soli, un altro tonfo sarebbe qualcosa di automatico a causa di uno squilibrio ingestibile in una situazione di crescita lentissima e disomogenea.


Anche perché, al di là dei dati macro che sono quantomeno preoccupanti, è l'ambiente stesso del mercato ad essere avvolto da una cappa di disincanto e oligopolio strutturale dei grandi player. A confermalo ci hanno pensato martedì due fonti non tacciabili di massimalismo come Cnbc e Associated Press, pubblicando un sondaggio in base al quale, a cinque mesi da flash crash che colpì Wall Street il 6 maggio scorso, l'86 per cento dei 1.035 interpellati pensa che il mercato azionario sia manipolato e hanno scarsissima fiducia sul fatto che i regolatori siano in grado di fare qualcosa al riguardo: insomma, per la stragrande maggioranza, il mercato è equo solo con le grandi banche di investimento, gli hedge funds e i traders professionisti e completamente unfair con i piccoli investitori.


Solo l'8 per cento degli interpellati dichiara di aver un alto tasso di fiducia dei regolatori mentre la quasi totalità attacca la volatilità del mercato e ammette di non scommettere più su singole azioni: volatilità che, a detta degli stessi professionisti di Wall Street, è da imputare al trading computerizzato ad alta velocità combinato con il volume di mercato, stesso mix letale che avrebbe reso possibile il flash crash, quando il Dow crollo di mille punti in meno d mezz'ora gettando letteralmente a zero diversi titoli. Ma - e questo dovrebbe far riflettere - molti investitori individuali imputano invece alla debolezza dell'economia e alle cattive notizie che giungono dal mondo corporate la persistente volatilità dei mercati.

 

A mio avviso la ragione è da cercarsi in un mix letale delle due teorie, visto che gli investitori individuali pesano per l'11 per cento sul mercato azionario a fronte del 56 per cento (dati Tabb Group) delle aziende che operano in high-frequency in un mercato il cui volume, da un anno a questa parte, si è contratto del 30 per cento. Non è un caso che proprio questa settimana la Financial Industry Regulatory Authority abbia censurato l'operato e comminato una multa da 2,26 milioni di dollari alla Trillium Brokerage Services di New York e a suoi 11 dipendenti per una strategia di high-frequency tradind definita «illegale», poiché immetteva numerosi e non bona fide ordini per generare vendite o acquisti su titoli specifici creando in apparenza un legittimo flusso di ordinativi.

 

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