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FINANZA/ I 30 milioni di posti in meno "interrogano" i grandi players?

Pubblicazione:giovedì 16 settembre 2010

trading_monitorR375_29ago08.jpg (Foto)

Bene, peccato che una multa da 2 milioni di dollari per una azienda che quei soldi li guadagna in mezz'ora con l'high-frequency più che apparire un deterrente, si limita a fare ridere: ecco spiegata la totale mancanza di fiducia dei piccoli investitori nei regolatori. Inoltre, nel sondaggio si nota che il 38 per cento degli investitori guarda al trading ad alta frequenza senza giudizio specifico, il 35 lo giudica buono o positivo mentre il 28 per cento lo reputa cattivo o negativo. Ma, soprattutto, la stragrande maggioranza degli investitori individuali punta su azioni da tenere long fino a quando il prezzo non sia salito di molto mentre solo il 21 per cento punta a politiche short di acquisto/vendita, accontentandosi anche di piccole variazioni di prezzo.

 

Atteggiamenti risaputi che però confermano la netta frattura tra i comportamenti e i protagonisti del mercato, il quale ha sì visto crescere le azioni del 60 per cento dai minimi del marzo 2009 ma vede ancora il Dow Jones e lo Standard&Poor's 500 giù del 25 per cento dai massimi del 2007: per il 39 per cento degli interpellati, ormai la Borsa è come il gioco d'azzardo, «un ambiente in cui serve più la fortuna della preparazione». Il problema più grande è questo. Non i mercati, non i dati macro, nemmeno il debito o la disoccupazione: occorre restaurare, al più presto, la fiducia, nel senso pieno, nobile, trascendente e totale del termine. E' questa, infatti, la principale e più preziosa vittima della crisi. Regolatori, banchieri e politici ci pensino e agiscano. In fretta.


P.S. Non voglio sembrare troppo filosofico, per queste cose abbiamo già un ottimo ministro delle Finanze e quindi in chiusura vi elenco quattro brutti segnali giunti in rapida successione nelle ultime ore. Primo, l'oro ha toccato la quotazione record di 1269 dollari l'oncia, chiaro segnale del timore di nuove bolle e quindi di rincorsa al bene rifugio per antonomasia (dura pensare a pura speculazione con prezzi simili). Secondo, per la prima volta dal 2004 il Giappone è intervenuto sui mercati monetari per bloccare la galoppata dello yen contro il dollaro per salvaguardare una già traballante ripresa: l'operazione è tanto semplice quanto esemplificativa del momento, vendita di yen e acquisti di dollari.

 

Al momento non c'è stata reazione ufficiale da parte del Treasury statunitense rispetto a questa mossa protettiva per l'export nipponico e per evitare l'erosione della competitività ma Dow Jones Newswires si è premurata di rendere noto immediatamente che la vendita di yen da parte del ministero delle Finanze giapponese era pari a circa 300 miliardi di yen (2,7 miliardi di euro).


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