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FINANZA/ La nuova ricetta per evitare un’altra crisi globale

Pubblicazione:venerdì 17 settembre 2010

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

3) Anche in Giappone, infine, il pacchetto dei finanziamento alle piccole e medie imprese è al centro dell’ultimo, gigantesco, pacchetto di stimoli all’economia varato dal premier Naoto Kan. E, probabilmente, queste misure hanno avuto il loro peso per garantire a Kan la vittoria sullo sfidante Ozaw, espressione delle vecchie lobbies del partito al governo.

 

4) Insomma, a tutte le latitudini vale una regola: per vincere le elezioni conta il sostegno delle piccole e medie imprese, ossatura dell’economia moderna a Tokyo, Chicago o Berlino come in val Padana. Ma, ovunque, al momento di dettare le regole per la finanza, prevalgono le preoccupazioni delle lobbies degli gnomi, impegnate stavolta a spiegare che i maggiori importi di capitale richiesti per ridurre il rischio legato all’attività bancaria andranno a ricadere sulle imprese e, di riflesso, sulla società.

 

5) Ma le cose stanno così? Oppure, come sostiene Martin Wolf, chief economist del Financial Times, prima di valutare i costi delle regole andrebbero riviste le premesse, Perché: a) sia l’economia che la finanza sono appena scampate da morte certa; b) i costi della crisi comprendono, accanto al valore bruciato sui mercati azionari, anche i milioni di disoccupati e la produzione perduta; c) il sistema finanziario è stato salvato, a caro prezzo, dalla società.

 

6) È falso, perciò, dire che il capitale “costi”. Semmai più capitale vuol dire meno rischi per i contribuenti, che hanno pagato il costo della crisi. L’opinione pubblica, perciò ha interesse a sostenere un capitale più alto.

 

7) Nel caso che, come capita per le piccole e medie imprese, esiste una volontà politica di agevolare il finanziamento di un settore, lo Stato (o meglio la società, con formule cooperative) potrebbe farlo in prima persona, senza per questo offrire ai Big del credito, impegnati a far profitti in ben altro modo, una sorta di facile alibi.

 

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COMMENTI
17/09/2010 - Come far andar bene l'economia. (claudia mazzola)

Stamane mio marito va a messa, parcheggia, e di corsa si avvia al Santuario della Madonna delle Grazie. Sente chiamarsi "Signore, signore", si volta e vede l'ausiliario che gli dice si è dimenticato il tiket sull'auto. Multa schivata, miracolo per le tasche!

 
17/09/2010 - l'aura fai son vire (il vento fa il suo giro) (giorgio cordiero)

Parafraso il titolo di un film in occitano del 2005 del regista Giorgio Diritti, nel quale si narra la storia di un professore francese che decide di trasferirsi in un paesino italiano, sulle alpi marittime, incontrando prima l'ostilità e la diffdenza degli indigeni per poi finire perfettamente inegrato, portando una ventata di aria nuova, ma sempre antica. Il problema del consenso elettorele lgato al mondo delle piccole medie imprese, è riconucibile al macro argomento delle lobbies: ne esistono di sane e di corrotte, ma in questo caso si parla di lavoro edi produttività. Questo modus opernadi contrasta solo apparentemente con il mondo della finaza, dove la crtolarizzazione elvaggia, la creatività e i derivati (che ri battezzerei de genrati) hanno portatoil mondo sull'orlo del baratro. L'analisi e la ricetta proposte da Bertone sono assolutamente le uniche praticabili. Bravo Bertone..lungimirante. A proposito di fisco mi sembra interessante il decreto attuativo sul federelismo approvato ieri in parlamento dove si prevede che le regioni ottengono la possibilità di avere una maggior manovra sull'adizionae irpef e possano addirittura eliminare l'irap. La linea guida è ottima, occorre vedere in che modo i singoli governatori la vorranno applicare, ma è da qui che si può partire per sviluppare e rilanciare le PMI sul territorio.