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TIRRENIA/ Tre mosse per salvarla senza far pagare i cittadini

Pubblicazione:venerdì 17 settembre 2010

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Nonostante questa “ripulitura” dell’azienda, la compagnia senza aiuti pubblici non poteva navigare nel mare della concorrenza. Purtroppo per la “carretta di Stato” arrivò il 2009 e con esso la crisi globale che ebbe anche un effetto negativo sul trasporto marittimo. Il valore della produzione scese di oltre 80 milioni di euro in un solo anno e se non vi fossero stati i sussidi pubblici il bilancio avrebbe registrato perdite per oltre 130 milioni di euro.

 

Per competere e rimanere in vita, Tirrenia necessitava di sussidi e questi venivano puntualmente concessi tramite una procedura che è utilizzata anche nel trasporto aereo. Gli oneri di pubblico servizio sono “aiuti” concessi dallo Stato per aiutare a sviluppare il traffico per le zone svantaggiate territorialmente. Questi aiuti erano invece concessi a Tirrenia anche per delle tratte che potevano stare sul mercato e che venivano effettuate in concorrenza con operatori privati.

 

La stessa Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva segnalato questa problematica il 13 luglio del 2009 per le tratte nel Golfo di Napoli, effettuate da Caremar (società regionale di Tirrenia). Gli oneri pubblici si trasformavano per magia in sussidi alla continuazione dell’operatività di Tirrenia, con grave danno per il funzionamento del mercato.

 

Nel corso dell’ultimo quinquennio il gruppo Tirrenia ha ricevuto oltre un miliardo di euro in contributi pubblici. La procedura di assegnazione delle tratte in servizio pubblico non è mai stata troppo trasparente ed è probabile che, se avesse vinto la cordata guidata dalla regione Sicilia, ci sarebbe stata una continuazione di questa procedura alquanto “oscura”.

 

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