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TIRRENIA/ Tre mosse per salvarla senza far pagare i cittadini

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Anche in questo caso, lo Stato imprenditore si è rivelato ancora una volta inefficiente e di fronte all’apertura alla competizione ha agito come sempre. In un primo tempo ha cercato di mantenere in vita artificialmente Tirrenia tramite dei sussidi. Nonostante tali sussidi - o, forse, proprio per causa loro -l’inefficienza dell’azienda è stata cosi grande che la crisi non ha avuto uno sbocco differente dalla bancarotta.

 

Il punto interrogativo più grande è sul futuro di Tirrenia. Alcune parti dell’azienda sono ancora sane, mentre altre non possono reggere in un mercato concorrenziale. È molto probabile che si arrivi a uno spezzatino, mentre è certo che gran parte dei debiti dell’impresa saranno pagati (come al solito) dai contribuenti italiani. Se mai verrà fatta la good company di Tirrenia, questa dovrà essere messa all’asta e non dovranno essere commessi gli stessi errori del caso Alitalia.

 

Sarebbe molto meglio agire in tre fasi:
a) Mettere in liquidazione l’azienda
b) Le rotte profittevoli, che non hanno bisogno di sussidi, non dovrebbero essere più sussidiate.
c) Le tratte non profittevoli, che necessitano di oneri si servizi pubblici, dovrebbero essere messe all’asta in modo da minimizzare l’esborso da parte dello Stato.

 

Lo Stato imprenditore, così come gli imprenditori di Stato, sono due soluzioni molto lontane dal mercato che provocano perdite sicure per i contribuenti italiani.

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