BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FINANZA/ Argentina: dai tango bond alla moneta per battere la crisi

GIOVANNI PASSALI affronta il tema dei sistemi di moneta complementare adottati in Argentina per cercare di rimediare al famoso crac del paese

Argentina_BandieraR375.jpg (Foto)

Molti di voi si ricorderanno della crisi dell’Argentina degli anni 2001-02. Alcuni di voi se ne ricorderanno per i famigerati “Tango Bond”, i titoli di stato che il paese non fu più in grado di pagare.

 

La crisi economica e sociale fu spaventosa: disoccupazione oltre il 20%, il 55% della popolazione divenne povero, si ebbero addirittura casi di bambini morti per fame. Una cosa assurda e disumana, se si tiene conto che il paese era ed è il quinto esportatore al mondo di generi alimentari, capace di nutrire per un anno trecento milioni di persone.

Quella fu una crisi del debito (inevitabile, se tutta la moneta è a debito), che provocò una spaventosa rarefazione monetaria: non c’era più nessuno che avesse moneta. Come uscire da quella situazione? Con una Moneta Complementare (notizie tratte dalla Tesi “Le Monete Complementari” di Davide Nardelli).

Inizialmente il progetto, nato nel 1995, era denominato Treque (cioè baratto). L’obiettivo era di creare una forma di baratto “moderna” che non soffrisse dei limiti del baratto stesso: tempo, spazio e obbligo di reciprocità nello scambio.

La filosofia di fondo dei Treque era quella di unire le persone, favorire lo scambio tra soggetti emarginati, offrendo loro opportunità che non potrebbero trovare altrove. In effetti, il loro iniziale funzionamento e la loro filosofia di fondo non sono differenti da quelli di altri sistemi, come i famosi Lets, Time Dollar, Banca del Tempo e simili. Si dovevano quindi costituire dei gruppi, non troppo grandi, per poter scambiare beni, servizi e saperi.

Gli scambi venivano contabilizzati contestualmente ai soggetti che facevano parte del circuito: a chi effettuava la prestazione gli veniva riconosciuto un credito, mentre a chi ne godeva veniva riconosciuto un debito.

PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO


COMMENTI
20/09/2010 - "San Peron" (giorgio cordiero)

Oggi è San Peron, erano soliti dire gli argentini (mio prozio aveva un'attività imprenditoriale in quel paese e me lo raccontava). Dicevano questo quando c'era qualcuno che , al bar, pagava per tutti. Il peronismo prima ed il menemismo poi si sono rivelate delle politiche estremamente populiste che hanno generato economie deboli che si sono completamente sfaldate, sbriciolandosi come frollini nel latte del mattino. L'Italia del Mulino Bianco è altrettanto populista, ma , per fortuna e finchè non ci cacceranno (in buona compagnia di Grecia, Spagna, Irlanda, Portogallo) ...qui abbiamo l'euro che ci sta riparando altrimenti saremmo già al baratto....si ma quello della fame per la sete. L'idea dei creditos è la dimostrazione del fatto che il denaro (tutto il denaro del mondo) è basato su convenzioni e quando alla convenzione non aderisce più nessuno, il popolo si organizza e toglie dal mercato la spazzatura. l problema però è che i potentati economici sono anche potentati politici e militari, quindi , con il pretesto del mantenimento dell'ordine (anche pubblico) di fatto impediscono alla democrazia di esprimersi. Il mio non è un discorso anarchico, semmai un po' sovversivo, però così è. Tuttavia sono certo che la popolazione si possa organizzare: in tempo di guerra mia madre aveva una panetteria e barattava di fatto carne. olio, burro, uova, con la gente del posto in cambio di pane... quindi stiamo certi: nulla di nuovo...dejà vu.

 
19/09/2010 - Ma sarà così? (Guido Gazzoli)

vivendo da anni tra Italia e Argentina , pur condividendo il contenuto dell'articolo , noto con dispiacere che la realtà è parecchio differente. La crisi Argentina ha avuto come nodo centrale la crisi di un sistema (il menemismo)che ha portato il Paese ad una parità fittizia del peso con il dollaro...e come tutte le cose fittizie la bolla è scoppiata nelle mani di chi non l'ha progettata ... Di colpo l'intero sistema bancario è crollato e lo Stato è andato in default , ma la cosa si sapeva da tempo ..... Bisognerebbe fare un'analisi più profonda di quanto successo perchè qui lo spazio purtroppo manca , ma la risultante di tutto è che , nonostante i sistemi monetari alternativi , il Paese è ripiombato nella crisi e con un'inflazione reale galoppante , attorno al 50%, grazie ancora alla politica estremamente deficitaria dell'attuale classe governante. E' la domostarzione che le ideologie fanno solo danno e distruggono le idee , anche buone , come quelle elencate nell'articolo. E purtroppo anche in Italia ci stiamo avviando verso quella china: non è difatti un mistero che , ad eseempio , il gruppo Unicredit versi in profonda crisi di liquidit à. E così mentre la politica si scanna il Paese sprofonda , tanto la casta è ormai di fatto un'altra Nazione..

 
18/09/2010 - condivisione (andrea darseni)

non si puo' che condividere l'articolo,nella sua pienezza,come al solito il signoraggio e'la partenza della poverta' di molti e la ricchezza di pochi,oltre ovviamente al potere detenuto da pochi,continui sulla strada maestra,con articoli di alto interesse. cita una bellissima frase del ex numero uno della fed,wolker,la cosa piu' innovativa che abbia mai creato la finanza e' una sola,il bancomat.cordialita'