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FINANZA/ Argentina: dai tango bond alla moneta per battere la crisi

Pubblicazione:sabato 18 settembre 2010

Argentina_BandieraR375.jpg (Foto)

Per favorire lo scambio, anche tra i diversi “nodos” costituitisi in tutto il paese, vennero creati Creditos uguali per tutti, che potevano essere spesi e accettati nei diversi nodi. I crediti circolavano nella forma di buoni di carta, che prima della crisi finanziaria erano pari a un “peso”, la moneta ufficiale. Furono emessi in diversi tagli, e non erano convertibili.

 

Si trattava a tutti gli effetti di moneta complementare senza copertura. La loro accettazione era su base volontaria, anche se nella crisi finanziaria dell’Argentina, vista la scarsità di moneta legale (peso), era l’unica “moneta” che circolava in quantità sufficiente a garantire gli scambi. Non era nata per sostituirla, ma di fatto la sostituì laddove la moneta ufficiale non espletava più la sua funzione.

 

Nel 2000, in tempi non sospetti, venne stimato il fatturato dei nodi in Argentina in buoni equivalenti a 200.000.000 di dollari. Con l’esplodere del fenomeno prima, e la crisi monetaria del 2001-2002, iniziarono a fare la loro comparsa i creditos. La loro emissione era senza copertura, diventando così una valuta cosiddetta “fiat”, cioè creata dal nulla.

 

Per ogni nuovo aderente, venivano emessi dai 36 ai 50 creditos (a seconda del nodo), che poi sarebbero stati utilizzati nei nodi per effettuare gli scambi. Non si trattava di un prestito, ma di stanziamenti. Con la crisi finanziaria del 2001, in poco più di un mese, tra il 29 dicembre e il 7 febbraio, erano 218 mila le nuove famiglie che scelsero l’economia parallela. Nel 2002 il tasso di disoccupazione era pari al 20% e il 7% della popolazione, circa 4.000.000 di utenti, faceva parte di questo circuito.

 

Ogni nodo aveva il suo giorno di mercato e pubblicava il proprio bollettino di scambi di servizi. La maggior parte dei partecipanti apparteneva a un livello medio basso di reddito e spesso non aveva un formale lavoro. Le regioni che avevano già sperimentato il Red Global del Treque hanno risentito di meno della crisi finanziaria ed economica argentina.

 

Questa rete di scambi parallela, venne e viene tuttora utilizzata dalle imprese per uscire da situazioni di crisi o per preparasi alla concorrenza dei mercati internazionali. Un esempio tra tutti: l’impresa Lourdes S.S. a San Rafael, nata negli anni ‘60, occupava all’apice della sua produttività centinaia di dipendenti, producendo conserve, sottaceti e dolci. Costretta a chiudere a causa del collasso dei debiti del sistema argentino nel 2002, mise in crisi un’intera filiera e moltissime famiglie. La carenza di denaro era la causa scatenante, in quanto la domanda era presente, ma non poteva manifestarsi.

 

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COMMENTI
20/09/2010 - "San Peron" (giorgio cordiero)

Oggi è San Peron, erano soliti dire gli argentini (mio prozio aveva un'attività imprenditoriale in quel paese e me lo raccontava). Dicevano questo quando c'era qualcuno che , al bar, pagava per tutti. Il peronismo prima ed il menemismo poi si sono rivelate delle politiche estremamente populiste che hanno generato economie deboli che si sono completamente sfaldate, sbriciolandosi come frollini nel latte del mattino. L'Italia del Mulino Bianco è altrettanto populista, ma , per fortuna e finchè non ci cacceranno (in buona compagnia di Grecia, Spagna, Irlanda, Portogallo) ...qui abbiamo l'euro che ci sta riparando altrimenti saremmo già al baratto....si ma quello della fame per la sete. L'idea dei creditos è la dimostrazione del fatto che il denaro (tutto il denaro del mondo) è basato su convenzioni e quando alla convenzione non aderisce più nessuno, il popolo si organizza e toglie dal mercato la spazzatura. l problema però è che i potentati economici sono anche potentati politici e militari, quindi , con il pretesto del mantenimento dell'ordine (anche pubblico) di fatto impediscono alla democrazia di esprimersi. Il mio non è un discorso anarchico, semmai un po' sovversivo, però così è. Tuttavia sono certo che la popolazione si possa organizzare: in tempo di guerra mia madre aveva una panetteria e barattava di fatto carne. olio, burro, uova, con la gente del posto in cambio di pane... quindi stiamo certi: nulla di nuovo...dejà vu.

 
19/09/2010 - Ma sarà così? (Guido Gazzoli)

vivendo da anni tra Italia e Argentina , pur condividendo il contenuto dell'articolo , noto con dispiacere che la realtà è parecchio differente. La crisi Argentina ha avuto come nodo centrale la crisi di un sistema (il menemismo)che ha portato il Paese ad una parità fittizia del peso con il dollaro...e come tutte le cose fittizie la bolla è scoppiata nelle mani di chi non l'ha progettata ... Di colpo l'intero sistema bancario è crollato e lo Stato è andato in default , ma la cosa si sapeva da tempo ..... Bisognerebbe fare un'analisi più profonda di quanto successo perchè qui lo spazio purtroppo manca , ma la risultante di tutto è che , nonostante i sistemi monetari alternativi , il Paese è ripiombato nella crisi e con un'inflazione reale galoppante , attorno al 50%, grazie ancora alla politica estremamente deficitaria dell'attuale classe governante. E' la domostarzione che le ideologie fanno solo danno e distruggono le idee , anche buone , come quelle elencate nell'articolo. E purtroppo anche in Italia ci stiamo avviando verso quella china: non è difatti un mistero che , ad eseempio , il gruppo Unicredit versi in profonda crisi di liquidit à. E così mentre la politica si scanna il Paese sprofonda , tanto la casta è ormai di fatto un'altra Nazione..

 
18/09/2010 - condivisione (andrea darseni)

non si puo' che condividere l'articolo,nella sua pienezza,come al solito il signoraggio e'la partenza della poverta' di molti e la ricchezza di pochi,oltre ovviamente al potere detenuto da pochi,continui sulla strada maestra,con articoli di alto interesse. cita una bellissima frase del ex numero uno della fed,wolker,la cosa piu' innovativa che abbia mai creato la finanza e' una sola,il bancomat.cordialita'