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CRISI/ La Big Society? Grazie Cameron, ma in Lombardia c’è e funziona

La “Big Society” di David Cameron è una gran cosa, ma in Lombardia le politiche sociali sono da tempo centrate sulle esigenze e il coinvolgimento di associazioni e gruppi. Il commento di GIULIO BOSCAGLI, assessore regionale

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Ci voleva David Cameron con la sua “Big Society” per riaprire un dibattito sulla riforma del nostro welfare e sulle possibilità di realizzare l’obbiettivo coinvolgendo le diverse espressioni della società.

Può essere che la nostra cultura, così spesso ammalata di esterofilia, trovi moderno parlare di Big Society, tuttavia sarebbe miope dimenticare che questo tipo di politica si rifà al metodo della sussidiarietà già da tempo presente nel dibattito politico e a cui si ispirano da oltre tre lustri le politiche di Regione Lombardia.

Politiche che non vogliono sostituirsi alla libertà e responsabilità dei cittadini, ma riconoscere e valorizzare quello che nella società esiste e funziona fungendo da moltiplicatore delle esperienze positive in atto. È da qui che prende le mosse la grande riforma della sanità lombarda, ma vanno in questa direzione le esperienze della dote scuola, dei voucher e, più recentemente, la riforma dei servizi alla persona.

 

Le famiglie e le loro associazioni, i gruppi informali e le organizzazioni del terzo settore sono identificate come potenziali “unità di offerta” e vengono di conseguenza coinvolte nella programmazione, progettazione e realizzazione delle attività sociali e socio-assistenziali. Non viene loro riservato un coinvolgimento residuale, a posteriori, ma è pienamente riconosciuta e valorizzata la funzione sociale che di fatto svolgono.

 

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