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Economia e Finanza

FINANZA/ Se le borse sono euforiche perchè i capi di Goldman vendono tutto?



Mauro Bottarelli


giovedì 2 settembre 2010


Prepariamoci, perché «settembre e ottobre porteranno con sé cattive notizie per il mercato azionario e le banche rimangono pesantemente esposte alla leva, dato ancor più allarmante visto che stiamo entrando nella seconda "gamba" della crisi finanziaria». Parole di Pedro De Noronha, managing partner della Noster Capital di Londra, secondo cui


stiamo assistendo ad anni che rappresentano una sfida senza precedenti per gli investitori. I grandi player, semplicemente, stanno fuggendo dal mercato. Ci sono seri problemi che arrivano dal settore della rinegoziazione dei mutui Usa e l'area euro resta una seria e costante preoccupazione. La Germania non ha la minima intenzione di salvare un'altra nazione europea, la Merkel ha già usato una larga parte di capitale politico per salvare la Grecia e il mercato ellenico dei bonds e questo semplicemente per tutelare il sistema bancario francese e tedesco da ulteriori, gravi perdite.


Ci sono quattro o cinque nazioni con grossi problemi strutturali che non dovrebbero nemmeno essere nell'euro. D'altronde, devo ancora vederlo un politico che si spara alla tempia in ossequio dell'austerity. I greci non hanno alternativa se non quella di tagliare, gli altri come la Spagna non stanno affatto facendo a sufficienza: io sono per la scuola austriaca, non accetto alternative keynesiane.

 

Dovrebbe dirlo alla Fed e al premio Nobel, Paul Krugman, che lunedì scorso ha chiesto a chiare lettere una nuova politica di stimolo fiscale. Per De Noronha la vera preoccupazione a breve sta nel settore bancario, tanto che sta shortando i titoli di cinque grandi istituti: Ubs, Barclays, Unione de banche, Bbva e - udite udite - Intesa Sanpaolo. Il perché è presto detto:


I recenti stress tests mi hanno fatto sbellicare dal ridere. Sotto stress, infatti, i regolatori hanno messo soltanto ciò che le banche ci hanno detto, non ho visto nessuno testare qualcun'altro finché non si è arrivati al punto di non ritorno. Quando guardo alle ratio del Capital Tier 1, vedo cose poste a loro sostegno che non possono essere utilizzate nel corso di una crisi. Il vero Capital 1 ratio di alcune delle maggiori banche è soltanto l'1,7 per cento e per questo motivo sto shortando cinque grandi banche europee. Ho la certezza che la maggioranza degli istituti restino eccessivamente esposti alla leva.

 

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Quindi, avevamo ragione quando definivamo "ridicoli" gli stress test Ue?

 

I regolatori hanno utilizzato il 6 per cento come soglia per definire il minimo di capital ratio ma quel 6 per cento include assets non cash come tax assets differenziati. Se invece utilizzo solo book equity tangibili quel 6 per cento diventa molto vicino al 2 per cento, un qualcosa che impone una leverage ratio di cinquanta volte. Una situazione poco gestibile nell'attuale situazione economica.

 

E in tal senso un grosso test per la tenuta dell'eurozona e il suo settore bancario, arriva proprio questo mese di settembre, durante il quale le principali banche irlandesi dovranno ripagare oltre 25 miliardi di debito: i volumi molto bassi delle contrattazioni parlano la lingua di un'attesa carica tanto di speranza quanto di preoccupazione. Insomma, basterà il mercato dei bonds per finanziarsi o sarà necessario ritentare la strada del mercato, fino ad oggi prosciugata da volatilità e mancanza di fiducia?

 

La crisi del debito di maggio e giugno, d'altronde, ha portato con sé un aumento dei costi per i paesi che vogliono ottenere denaro e anche di quelli del prestito bancario. Il problema è che le preoccupazioni crescenti sulla stato di salute dell'economia irlandese (36 aziende su 100 sono sull'orlo del fallimento, dati riportati dall'Irish Examiner), con tanto di downgrade da parte di Standard&Poor's, hanno fatto schizzare lo spread dei rendimenti tra bond irlandesi e bund tedeschi, situazione che vede quindi le banche costrette a pagare un prezzo maggiore per rifinanziare il loro debito.

 

«Ora che il mercato obbligazionario sta ripartendo dopo la pausa estiva, c'è grande preoccupazione riguardo la necessità reale per le banche irlandesi e spagnole di emettere durante il mese di settembre e soprattutto riguardo al fatto che quando questo soggetti si presenteranno sul mercato, non è chiaro quale prezzo dovranno pagare», ha dichiarato al Financial Times, Chandra Rajan di Barclays Capital, secondo cui «come tutte le altre banche, anche questi istituti saranno costrette a estendere le scadenze del loro debito ma non si sa quanta estensione sono in grado di gestire».


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Per Robert Crossley, analista sui tassi a Citigroup, lo spread che l'Irlanda si trova a pagare potrebbe ulteriormente allargarsi e potrebbe innescare un effetto domino su altri soggetti:

 

Il potenziale e immediato pericolo è rappresentato dal fatto che le notizie si autoalimentano e noi già intravediamo una nuova spirale sull'Europa periferica. E un ampliamento dello spread, nelle condizioni attuali, potrebbe distribuirsi nei paesi a rischio molto facilmente. Molte banche hanno tratto vantaggio dalla forte domanda e dai bassi costi dei prestiti per vendere bonds negli Stati Uniti ma i banchieri stessi dicono che questa opzione era praticabile solo per le istituzioni più grandi.

 

 

Insomma, i giorni che ci dividono dal secondo anniversario del crollo di Lehman Brothers si prospettano tesi. E pericolosamente decisivi. Anche perché, da Oltreoceano, arrivano segnali ulteriormente preoccupanti per la ripresa globale. Come anticipato martedì, il pieno recovery dell'economia americano potrebbe richiedere una decina di anni, stando all'analisi di Carmen M. Reinhart, economista alla Maryland University e storica delle crisi economiche, che ha reso nota la sua tesi nel corso dell'annuale simposio di economia di Jackson Hole, organizzato dalla Fed di Kansas City e che ha visto riuniti 110 tra banchieri centrali e studiosi.

 

Allen Sinai, co-fondatore dell'azienda di consulenza Decision Economics e decano dell'incontro nel Wyoming, si è definito

 

preoccupato oggi come non mai per il futuro dell'economia americana. La sfida infatti è unica nel suo genere: bassa crescita in ulteriore diminuzione, tasso di disoccupazione allarmante, un deficit iperbolico e un debito sovrano che ci rende una delle nazioni più fiscalmente irresponsabili del mondo.

 

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In occasione del simposio, Carmen M. Reinhart ha preparato uno studio dal titolo "This time is different: otto secoli di follia finanziaria" nel quale ha esaminato quindici severe crisi finanziarie dalla Seconda Guerra mondiale in poi, oltre alle contrazioni economiche che hanno seguito il crash del 1929, lo shock petrolifero del 1973 e l'esplosione della bolla subprime del 2007. Da questo studio si evince che la decade successiva ad ogni singola crisi ha visto tassi di crescita significativamente bassi e livelli di disoccupazione molto alti.


I prezzi degli immobili hanno avuto bisogno di anno per tornare a livelli di normalità e mediamente ci sono voluti sette anni per cittadini e aziende per ridurre il loro debito e recuperare nei bilanci. Quasi scientificamente, le crisi sono anticipate da un decennio di espansione del credito e del prestito e seguite da periodi di rintracciamento più o meno della stessa durata.

 

Eventi largamente destabilizzanti come quelli analizzati nel mio studio, producono evidentemente cambiamenti nelle prestazioni degli indicatori macroeconomici chiave sul lungo termine, un periodo che si prolungo molto dalla fine del picco della crisi stessa». Per la Reinhart «il rischio maggiore che stiamo correndo è quello di un'errata percezione che potrebbe essere molto costoso se compiuta dalle autorità fiscale che sovrastimano le prospettive di entrata e dai banchieri centrali che tentano di riportare l'occupazione a un livello irrealisticamente alto».

 

Le sfide davanti a noi, quindi, sono decisamente epocali. E il margine di errore, questa volta, è davvero ristretto.

 

P.S. Ieri le Borse hanno festeggiato con rialzi euforici l'inaspettato aumento dell'indice ISM dell'attività manifatturiera Usa,salito al 56,3 punti in agosto dopo il calo nel mese di luglio che aveva fatto parlare di crescita rallentata e rischio di "double-dip". Il livello che potrebbe far scattare i crolli borsistici è a 50 punti, livello che molti analisti e gestori di fondi vedono probabile per ottobre, massimo novembre. In compenso, mentre i trader brindavano, gli insiders - ovvero i grandi investitori - confermavano i timori per crollo a breve: è di oltre 100 milioni di dollari di controvalore, infatti, il numero di azioni vendute dai manager di grandi aziende di Wall Street, 64 dei quali solo dei tre dirigenti principali di Goldman Sachs. Investimenti personali, non per clienti: quelli possono anche andare a schiantarsi contro il muro dei mercati. Chi vede le cose dall'interno, vende e scappa.



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COMMENTI
03/09/2010 - materassi (giorgio cordiero)

Il signor Bernasconi ha fondamentalmente ragione sul merito, ma , secondo me, non nel metodo. Innanzi tutto dimostra la mia tesi riguardo all'influenza del potere meddiatico sulla popolazione che, come ho già avuto modo di dire, ha una cultura finanziaria molto flebile(colpa anche della scuola, compresa quella "specifica" che non si aggiorna in quanto a docenza ed informazione), poi pero'. Il problema è che il buon Bottarelli non è la seconda campana, ma fa parte di una maggioranza "qualificata" di giornalisti, economisti, guru ecc ecc. che tendono ad evidenziare SOLO E SEMPRE gli aspetti negativi, enfatizzandoli. La dialettica e l'arte dello saper scrivere ,non manca certo a questi signori e ciò si traduce in una effettiva "OPINION MAKING". In democrazia ciò è assolutamente lecito, ma allora è altrattanto lecito che persone come il sottoscritto ,che vivono on the road il mondo della finanza da 25 anni, esprimano il loro parere e si permettano di fare "l'altra campana dell'altra campana". Alcuni anni fa mi è capitato di dover demolire un muro di una vecchia casa e d in un intercapedine ho trovato 50.000 lire del 1890. Ovviamente carta straccia dimenticata da uno che la pensava come molti... Meglio non allocare i propri risparmi per la paura (dovuta anche all'ignoranza) creata dai giornali, o meglio ascoltare il parere di un professionista che il cliente medesimo paga, per la consulenza? DE gustibus...

 
02/09/2010 - ..mah.. (Carlo Bernasconi)

Sinceramente anche io seguo da parecchio gli articoli di Bottarelli, ma lungi da me usarli per fare investimenti, sono sempre e comunque negativi questo si sa', ma nascono proprio per fare 'l'altra campana' secondo me, e assolvono egregiamente alla loro funzione. Inoltre forniscono molte informazioni che aldila' di tutto dimostrano come gli altri articoli siano superficiali, io non ho mai visto da altre parti parlare di cds o riportare le schermate di bloomberg, e questo mette in luce secondo me il fatto che in italia i piccoli investitori sono degli sprovveduti che conoscono a malapena il 10% della materia necessaria per fare investimenti borsistici. Se chi ascolta Bottarelli tiene i soldi sotto il materasso fa' solo bene perche' non saprebbe investirli con coscienza. Detto questo personalmente penso che finche' si potra' stampare i soldi a piacimento la finanza sara' sempre un mondo surreale, come un aneddoto che avevo sentito tempo fa' che diceva : e' piu' ricco un uomo con 1 uovo a 10euro o un uomo con 5 uova a 1euro? Io i soldi non li mangio, non so' voi.

 
02/09/2010 - chiarezza/2 (giorgio cordiero)

...Quei clienti che la leggono e che possono anche spaventarsi , perdendo lucidità. Il giornalista deve INFORMARE e questo lei lo fa in piena coscienza, ma la mia critica nei suoi confronti è rivolta a responsabilizzarla. Molti giornalisti non si rendono conto del loro potenziale e il loro modo di agire SEMPRE improntato al peggio è deleterio alla stregua di coloro che ragionano SEMPRE in positivo. Oggi su "LA STAMPA" ho finalmente letto un titolo che mi è piaciuto "IERI RECUPERATI 135 miliardi di capitalizzazione", in contrapposizione ai tanti titoli che negli anni scorsi abbiamo letto "OGGI BRUCIATI TOT MILIARDI". Quando l'informazione, per vera che sia come la sua, è a senso unico(nell'uno e nell'altro) finisce per perdere credibilità e lei mi insegna che nelle professioni (la mia e la sua) la credibilità è alla base di tutto. Siccome ho fatto anche io il pubblicista, so bene cosa le dico...si fidi, in realtà le sono amico. Non la prenda come un attacco personale e rifletta...mi ascolti. Sul fatto che la crisi non sia finita non vi sono dubbi, ma da li all'affermare che la situazione peggiorerà sempre ... Per dirla alla mourinho (non sono Harry Potter) e nemmeno lei lo è. Grazie per l'occasione di dialogo.

 
02/09/2010 - facciamo chiarezza (giorgio cordiero)

Leggo con piacere la sua risposta che mi offre alcuni spunti per chiarire le varie professionalita. IL promoter(come lo chiama lei) NON E' uno pagato per gestire gli investimenti, ma è un consulente, ancorchè mono o pluri mandatario che è pagato (dal cliente e dalla banca) per fornire ai clienti indicazioni su come allocare i propri risparmi e/o investimenti sulla base delle esigenze del medesimo cliente , nonchè della sua propensione al rischio. Va da se che se un cliente mi dice che DEVE comperare una casa nel giro di un anno, mi guardero' bene dal consigliarlo ad investire in strumenti azionari di qualsiasi tipo, magari gli suggerirò un pronti contro termine ed il mio compenso mi verrà comunque pagato dal cliente...Questa si chiama consulenza avanzata ed è regolamentata e consentita dalla Consob. Lei che è un giornalista invece di andare alla ricerca delle notizie negative con il lanternino, dovrebbe anche aggiornarsi sulle professionalità che riguardano direttamente il mondo della finanza del quale lei si occupa. Questa lunga premessa serve per spiegare che i miei colleghi leggono anche quello che lei ed altri scrivono e che in piena indipendenza e professionalità posson anche decidere di seguire o meno i suoi consigli , senza per questo sminuire la loro professionalità, semmai la sua dovrebbe uscirne gratificata, poichè lei è una delle fonti (magari minore)alla quale anche i rpofessionisti guardano, non fosse altro per poter essere in grado di discuterne.

 
02/09/2010 - Ne facciamo volentieri a meno (romano calvo)

Per tutto il mese di agosto ho fatto a meno di leggere i suoi articoli e mi sono accorto che nella struttura fondamentale lei scrive sempre le stesse cose. All'inizio le davo retta perché anch’io penso che la crisi finanziaria sia una cosa seria. Poi l'ho vista esultare per von Hayek, Draghi, Marco Biagi ed ora la Scuola austriaca. Ad un certo punto ci diceva che il vero investimento è l'oro e le commodities e che i titoli di stato italiani erano destinati a diventare carta straccia. Per fortuna nella gestione del mio portafoglio titoli non ho mai tenuto conto delle sue gufate. E per quanto riguarda la capacità propositiva vedo che essa è totalmente assente nel suo orizzonte mentale.

Caro Calvo, è vero: scrivo sempre più o meno le stesse cose. Peccato che sia la realtà, da due anni a questa parte, ad essere testardamente impostata su un orizzonte di crisi, se vuole le posso inviare un articolo personalizzato in cui le prospetto magnifiche sorti e progressive per il debito dell'eurozona. Detto questo, se non vuole più leggermi mi dispiace ma certamente non mi straccerò le vesti. Se vuole sentirsi dire solo ciò che le piace, con me ha sbagliato persona. Sono felice che il suo portafoglio di investimenti sia salvo ma in tutta onestà se anche fosse andato a picco sarebbero stati solo fatti suoi: chi investe in base a quanto scrive un giornalista o ha soldi da buttare o proprio oculato non è. Come ho risposto a Cordiero, io non sono un gestore di fondi, un consulente, un broker o un trader: ciò che scrivo non indirizza business, traccia scenari che spesso e volentieri risultano reali e altre volte invece no. Non le piaccioni Draghi, von Hayek e la scuola austriaca? Legittimo, si tenga Keynes e il debito pubblico che ci manderà alla malora. I titoli di Stato italiani non sono carta straccia ma non manca molto al rischio che lo diventino: le allego un link, ci dia un'occhiata. Cordialmente. M. Bottarelli http://www.isdacdsmarketplace.com/exposures_and_activity/top_10_cds_positions

 
02/09/2010 - Scuola austriaca (paolo camillini)

La scuola austriaca di economia è la più attrezzata per giudicare l'attuale momento e la più interessante da utilizzare per una rinascita (...che, se ci sarà, avrà caratteristiche epocali). Grazie del suo articolo Paolo Camillini

 
02/09/2010 - crossing/2 (giorgio cordiero)

Netanyhau ha definito Abu Mazen come "suo pertner per la pace". C)I fomosi (e dimenticati) fondamentali di molte aziende produttive sono molto allettanti e fanno si che , razionalmente, i corsi azionari abbiano ancora molto valore al loro interno. Il pericolo di un crollo alimentato dalla speculazione e dalla diffusione di notizie come quelle che lei diffonde (vere, ma a senso unico) è davvero enorme. Sull'Irlanda poi... Lei il 20 agosto afferma "senza tema di smentita" che l'Irlanda si salverà, affondando gli altri pigs, poi il 24 Scrive che l'Irlanda rappresenta un nuovo pericolo, infine oggi riporta parole di fuoco contro l'Irlanda. Ogni volta che la leggo mi tocco...abbia pazienza.Sorrida. Non tema...prima o Poi il crollo che lei tanto anela arriverà anche senza che lei lo evochi, ma poi ...magari i corsi saliranno e allora lei sarà ancora li a preannunciare un successivo crollo e se la gente lo ascolta, terrà sempre il denaro sotto il materasso, o magari continuerà a comperare case, che se poi dovra vendere per necessità...sara costretto a svendere. Lo già esortata a riflettere...ora la prego.

Caro Cordiero, lei può esortarmi e anche pregarmi ma io scrivo ciò che ritengo giusto scrivere e continuerò a farlo finché la direzione del Sussidiario me lo consentirà: è lei stesso ad ammettere che scrivo cose vere anche se a senso unico. Sono fatto così, non conosco doppi sensi: ovviamente ci sono persone che la pensano diversamente da me e vedono grandi opportunità di guadagno. Semplicemente, non mi importa. Per il semplice fatto che non gestisco un fondo e non sono un consulente d'investimenti, sono un giornalista e ritengo giusto informare la gente rispetto ai gravi rischi che si celano dietro le giornate di euforia collettiva tipo ieri (delle due l'una: o il dato ISM era falsato il mese scorso o lo hanno falsato questo mese, poiché visto il quadro macro attendersi una discesa a 52 punti e ritrovarsi a 56,3 significa che non capire nulla di previsioni. Casualmente 52 sarebbe stato molto vicino al punto di rottura di 50 punti..). D'altronde, da due anni io scrivo che la crisi non è finita: e i fatti mi hanno dato ragione. Mi sembra che ora lo ammettano tutti gli ottimisti a oltranza, compreso il buon Trichet che parla di rischio "lost decade" per l'Europa. La invito, però, a riflettere su un tema, semplice semplice: è più grave il mio iper-realismo oppure il fatto che gente pagata per gestire gli investimenti dei propri clienti si faccia influenzare in maniera così determinante da quanto scrive uno o più giornalisti per scegliere il da farsi? Non hanno mezzi propri per decidere (si chiama professionalità) e, come fa lei, ritenere quanto scrivo non credibile e agire in semnso contrario? Non hanno contatti con analisti, centri studi, insomma gente che non fa informazione ma business? Lei mi sta chiedendo di cambiare il mio modo di vedere le cose per evitare che alcune persone perdano soldi o non ne guadagnino quanto potrebbero facendo investimenti differenti: si rende conto? Io non sono né un broker, né un trader, né tantomeno un gestore di investimenti: sono un giornalista, piaccia o meno ciò che scrivo, il mio lavoro non è indirizzare il business di qualcuno ma cercare di leggere la realtà. Per questo le dico, con grande serenità, che non mi sento affatto responsabile per eventuali investimenti sbagliati da e per qualcuno: se volevo fare il promoter, non mi sarei iscritto all'Ordine dei giornalisti (e avrei certamente guadagnato molto, ma molto di più). Punto. Riguardo l'Irlanda, poi, rivendico di aver scritto - e lo penso - che il core export strategico garantito dalle multinazionali, soprattutto farmaceutiche, potranno salvarla da un default praticamente certo e rapido (fino ad ora è stato così, visto che l'Ue ha voluto salvare la Grecia per salvare le banche di Parigi e Berlino ma ha chiuso la porta in faccia a Dublino, che paga più della Grecia per ottenere prestiti - 5,86 contro meno del 5 della Grecia, grazie al trattamento di favore della Bce - e subisce anche la beffa di dover contribuire al piano Ue di salvataggio di Atene), non potevo però immaginarmi che pochi giorni fa Standard&Poor's corresse in soccorso ulteriore alle esigenze di Francia e Germania dando vita al più scandaloso downgrade del rating che io abbia mai visto. Casualmente, proprio a venti giorni dalla scadenza del debito da ripagare da parte degli istituti irlandesi. Mi scusi, non ho la palla di vetro. Cercherò di attrezzarmi per il futuro. Cordialmente. M. Bottarelli

 
02/09/2010 - cassandra crossing (giorgio cordiero)

Altre 4 paginette cariche, cariche di belle notizie. Lavoro con 11 colleghi e so che qualcuno di loro al mattino la legge e in base a quanto lei ed altri colleghi scrivono DECIDE cosa fare, o meglio cosa consigliare ai suoi clienti. Ora i clienti sono risparmiatori od investitori e pochissimi (per fortuna non miei clienti) traders. Come ho già avuto modo di dirle più volte lei può influenzare spostamenti di capitali,quindi il suo atteggiamento iper realista comporta una grande responsabilità. Qualora lei ne fosse a conoscenza a priori, dovrei dedurre che lei sta consigliando di shortare l'equity, ma lo sta facendo da due anni a questa parte, in modo piutttisto ostinato. Le chiedo direttamente perche? Nel merito dell'articolo lei riporta opinioni selezionate di persone che la pensano come lei e che agiscono come lei, ma come ho commentato al suo articolo di ieri, siamo in un'ampia fase speculativa, quindi parlare di crolli ha poco senso, così come parlare di euforia. I fondi seri (non gli hedge) come lei ben sa realizzano proventi gestendo plusvalenze , quindi è logico che vendano sui rialzi: questo è il lavoro dei gestori, quindi è logico che ieri i gestori abbiano venduto al parco buoi dei traders. Analizziamo anche piccole notiziole positive. A) ieri Obama ha detto (fra le righe) che i soldi fino ad allora spesi per la guerra verranno reimpiegati per lo sviluppo dell'economia. B)Obama e Netanyahu sono determinati nel trovare un po' di pace...