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Economia e Finanza

SCENARIO/ 1. Così Marchionne e i libici dividono i salotti della finanza

Sergio Marchionne (Imagoeconomica)Sergio Marchionne (Imagoeconomica)

 

Un contratto aziendale come quello che offre Marchionne implica la partecipazione. Però la partecipazione agli utili non è la sola forma possibile di partecipazione del lavoratore alla vita dell’impresa. A mi avviso anzi i vantaggi sono inferiori agli inconvenienti, e uno di questi è che aumenta il rischio cui sono esposti i lavoratori. Mettere le uova nello stesso paniere non mi pare la soluzione migliore: sono per i premi di produzione in denaro.

 

Lunedì scorso il Corriere ha notato le variabili incerte che gravano sul piano di Marchionne:  la ripresa del ciclo economico e la domanda di nuovi modelli da parte del mercato. Tra un anno «avremo un aggregato transatlantico con due fornitori di capitali americani - sindacato Uaw e Tesoro - determinati a difendere Chrysler, la Us Factory», mentre da parte italiana un simile contraltare non è ipotizzabile …

 

Si possono fare quelle considerazioni solo se non si conosce il mercato dell’auto. Negli Usa l’espansione del gruppo - diversamente che nell’est Europa, in Brasile e in oriente - è prevista limitatissima, perché su 10-11 milioni di automobili che si vendono negli Usa l’idea Fiat è di piazzare su quel mercato 500mila vetture. Non mi pare che questo abbia a che fare con la congiuntura economica. Poi il governo Usa è solo transitoriamente in Chrysler e non può certamente sostenere Chrysler contro Ford e Gm. Esattamente come Marchionne non ha bisogno di mettersi sotto l’ombrello di investitori istituzionali. La domanda di nuovi modelli da parte del mercato? Nessuno è così sprovveduto da non capire che il Made in Italy può far solo bene al «vecchio e nobile marchio Chrysler».

 

Un articolo «politico»?

 

È naturalmente finanziaria prima che politica. «Questa Fiat - possiamo pensare che dicano i poteri del Corriere o parte di essi, un po’ con amore, un po’ con odio - ce la siamo tenuta noi sulle spalle, coi nostri prestiti. Ora questi se ne vanno quando si può guadagnare». Dall’altra parte hanno paura che non ce la faccia e che i prestiti che gli hanno dato non possa restituirli. Ma Marchionne, io penso, riuscirà nella sua operazione.

 

 

 

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