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SCENARIO/ Pelanda: siamo la prossima Grecia, alcune prove

Il modello economico italiano, spiega CARLO PELANDA, deprime troppo la crescita. Non ci vorrà molto tempo perché il nostro paese arrivi a una situazione come quella della Grecia

operai_macchinaR375.jpg (Foto)

Mi sembra sia un buon momento per una riflessione di fondo che appare sempre più necessaria. In generale, ormai è evidente che il modello economico italiano deprime a tal punto la crescita da rendere probabile l’avvio di una tendenza di declino industriale e di impoverimento della nazione.

Negli ultimi due decenni analisti e commentatori hanno dibattuto sull’esistenza o meno del declino, le due parti ciascuna con qualche argomento, gli antideclinisti con più prove a favore pur registrando il difetto di crescita. Ora tale difetto è diventato così depressivo da rendere certo il declino nel futuro se l’Italia non cambierà modello economico al più presto.

Questa è la cattiva notizia. La buona è che se si inizia ora seriamente a cambiare il modello a favore di più crescita economica c’è ancora un’Italia sufficientemente ricca e industrialmente robusta per reggere le inevitabili tensioni del cambiamento. Quindi prima è meglio è.

Ma le democrazie tendono a cambiare solo quando il problema è talmente evidente da non lasciare alternative. Solo l’emergenza è in grado di fornire consenso al cambiamento di sistemi costruiti nel tempo e sostenuti da interessi che si oppongono al cambiamento stesso. Il declino italiano sta arrivando a questo punto di emergenza, come accaduto alla Grecia qualche mese fa?

Dalla stagnazione negli ultimi due decenni, l’Italia sta passando ora a una tendenza di decrescita strutturale, molto chiara nei dati, ma con un processo lento che la rende meno evidente nei fatti. Pertanto, e per fortuna, non avremo una catastrofe a breve perché l’impoverimento toccherà alcune parti del sistema, anno dopo anno, e non tutto in un colpo.

Ma poi, a un certo punto, il sistema indebolito andrà in crisi evidente alla prima turbolenza. Quando? Difficile prevederlo, ma non è lontano. Il debito non ridotto renderà vulnerabile l’Italia a una prossima crisi recessiva globale o finanziaria. Il sistema industriale non modernizzato, poco capitalizzato e carico di costi anomali potrebbe non reggere un’altra recessione di grandi dimensioni. E comunque non sta reggendo la sfida competitività da parte di altri sistemi economici.

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COMMENTI
10/10/2010 - UN SENSO DI GRANDE RESPONSABILITA' (GAETANO GRIMALDI)

L'analisi fatta in questo articolo deve far molto riflettere. Il governo ha ottenuto la fiducia ma è fonfamentale che si assuma in pieno la responsabilità "onerosa" e "alta" del momento storico che stiamo vivendo. Portare a termine la legislatura è un iperativo che deve porre a se stesso per evitare che il Paese giunga, a breve/medio termine, ad un punto di non ritorno, come sottolinea l'articolista. Il governo, adesso, deve governare per realizzare quanto ha dichiarato. Se non per se stesso, almeno per il bene del Paese.