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UNICREDIT/ Gli “errori” che hanno affossato il modello Profumo

Con la crisi del 2008, spiega GIANLUIGI DA ROLD, sono iniziati i guai di Alessandro Profumo che non ha capito cosa non era più gradito nel suo modo di gestire la banca di Piazza Cordusio

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

In teoria Alessandro Profumo avrebbe deciso di dimettersi dalla carica di amministratore delegato di Unicredit in quest’ultimo week-end, quando, per “l’affare libico”, si è cominciato a parlare apertamente di “resa dei conti” da parte dei grandi soci. E dopo aver avuto un “faccia a faccia” non proprio cordiale con il presidente Dieter Rampl.

 

In realtà, questa cosiddetta “resa dei conti”, dura da due anni, dall’autunno del 2008, da quando la grande crisi finanziaria è esplosa e dalla costa americana dell’Atlantico si è trasferita sulla costa europea. Intendiamoci, Unicredit è una grande banca italiana, la più grande. Ed è anche una grande realtà europea. E tale resta. Tuttavia la filosofia di banca di Alessandro Profumo è apparsa subito inadeguata, dopo lo scoppio della grande crisi, per gestire la nuova fase che si deve affrontare.

 

L’assetto dei grandi soci era in turbolenza da molti mesi e, nel momento in cui il “colosso di Voghera”, il vicepresidente Fabrizio Palenzona, ha cominciato a chiudersi nel suo silenzio, per romperlo solo con una frase impietosa “Non è più possibile difendere Profumo”, si è capito che la corsa in piazza Cordusio del banchiere italiano più ammirato di questo inizio secolo era al capolinea.

 

Il blocco delle Fondazioni, da Cariverona a Carimarca fino a Torino e a Bologna, si è compattato. Il presidente di Unicredit, Dieter Rampl, il rappresentante del socio industriale della tedesca Hvb, si è irritato per la cosiddetta “scalata libica”, ormai arrivata al 7,5%, con una manovra a tenaglia portata dalla Banca centrale di Tripoli e il fondo sovrano Lia, contrabbandate come due realtà distinte.

 

Di fronte alle contestazioni dei soci, Profumo ha replicato di non sapere delle intenzioni dei libici. È scattato così il pretesto per costringere alle dimissioni l’amministratore delegato. Non è escluso, come si dice in alcuni ambienti politico-finanziari, che Rampl abbia addirittura interessato lo stesso Cancelliere tedesco, Angela Merkel, per “sbarazzare il campo da alcuni equivoci”. Sembrava che i grandi soci e il partner tedesco aspettassero Profumo al varco nella giornata di giovedì, in sede di Comitato strategico della banca.

 

Invece lo stesso Rampl ha anticipato i tempi convocando un Consiglio di amministrazione straordinario e il Comitato strategico in seduta congiunta per riservare l’ultima parola ad Alessandro Profumo, evitandogli l’umiliazione di essere sfiduciato.

 

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COMMENTI
21/09/2010 - i clienti di Profumo (giorgio cordiero)

Premesso Che Alessandro Profumo arrivò giovanissimo alla direzione dell'allora Credito Italiano a Torino e che tutti si chiesero come mai questo "ragazzo" fosse destinato ad una carriera fulminea...sono certo che le doti dell'uomo fossero note fin dal primo istante...Qualche mese dopo divento capo area e poi...sempre più in alto. Un uomo azienda che per l'azienda ha dato molto e che per rispondere ai suoi clienti, cioè gli azionisti, ha finito con il perdere di vista il suo mestiere originale, la sua mission anche sociale. Il banchiere infatti (bene inteso non parlo solo di lui) dovrebbe prima di tutto curare gli interessi ed i risparmi dei clienti che si recano negli sportelli, o dovrabbe cercare in tutti i modi di favorire le imprese che alla sua banca si rivolgono per chiedere prestiti...Visione ormai semplicistica e superata. Nella realtà il banchiere (pur sempre un lavoratore dipendente anche se stra pagato) cura solo più gli interessi dell'azionista ed è proprio quell'azionista che oggi lo sta liquidando.Sono certo che l'uomo si solleverà molto presto e bene, ma dovrà fare una riflessione sul significato del suo mestiere...un po' meno manager e un po' piu uomo.Auguri di cuore...con stima