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FINANZA/ Così l’Italia può finire nel mirino delle agenzie di rating

Pubblicazione:mercoledì 22 settembre 2010

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Una cosa è certa: la forte domanda da parte degli investitori per junk bonds ha fatto salire il prezzo medio per questo debito corporate ai livelli del giugno 2007: l’indice Bank of America Merrill Lynch, utilizzato da molti operatori per tracciare il mercato dei junk bonds - ovvero obbligazioni vendute da aziende con rating del credito sotto il grado di investimento - è salito la scorsa settimana sopra quota 100 per la prima volta dall’inizio del credit crunch. Un dato che, di fatto, dice una cosa sola: mediamente, quei bonds verranno ripagati in pieno. «Molto denaro sta entrando nel settore, soprattutto per la riluttanza degli investitori verso l’azionario. Quasi tutti sono certi che dovremo affrontare una crescita lenta e non un boom dell’economia», dichiara Martin Fridson, analista del credito globale a BNP Paribas Asset Management.

 

Dealogic, azienda che fornisce dati del settore, ha reso noto che i junk bonds venduti finora negli Usa dall’inizio di quest’anno hanno toccato i 168 miliardi di dollari la scorsa settimana: lo scorso anno, da gennaio a dicembre, si arrivò a 164 miliardi di dollari e fu definito un risultato record. Di record, invece, c’è la quotazione del dollaro contro l’euro, la più bassa da cinque settimane a questa parte: Oltreoceano si fregano le mani, la guerra alla Cina passa anche dall’utilizzo dell’Europa come arma. Siamo una provincia dell’impero e sempre lo resteremo, purtroppo. Il mondo, ormai, va così. Nelle sale trading si lavora due ore al giorno, la prima e l’ultima di contrattazione: così facendo, concentrando nei punti focali della giornate l’attività, le grandi aziende cercano di far segnare ai listini ciò che vogliono loro. Insomma, artificiosità totale.

 

Proprio per questo nella City ci si concentra su altro: esattamente una miniera di rame nella Repubblica Democratica de Congo, il cui sequestro da parte delle autorità del paese (171mo su un totale di 180 a livello mondiale per quanto riguardo la lotta alla corruzione) ha scatenato una guerra di opzioni tra la ENRC (Eurasian Natural Resources Corporation) e First Quantum, quest’ultima in partnership con IFC, il ramo della Banca Mondiale dedicato alle infrastrutture e la IDC, di fatto un fondo sovrano sudafricano. Una battaglia titanica, cominciata nell’estate del 2007, per mettere le mani su una delle commodities maggiormente attraenti e produttrici di profitti al mondo, una guerra per la conquista delle risorse naturali e la terra: come certi calciatori, il governo aveva raggiunto accordi di cessioni quota con almeno quattro diverse entità e ora, trovandosi nei guai, sequestra la miniera in attesa di mosse da parte delle grandi corporation.

 

È questo il grande business, le risorse naturali, la terra, l’acqua. Tutto il resto è solo parte di un enorme gioco speculativo che vede l’Europa nel ruolo di pallina, mentre Usa e Cina giocano a ping-pong: i rischi di questo gioco e dell’immobilismo Ue sono gravissimi, meglio metterselo in testa. Gli attacchi proseguiranno e non si sa per quanto Portogallo e Irlanda potranno reggere prima di crollare e trascinare con sé Spagna e Italia (la Grecia beneficia di una sorta di assicurazione sulla vita garantita dalle grandi banche d’affari cariche di bonds e securities e da Germania e Francia, paesi che non possono permettersi ulteriori perdite per le loro banche esposte nella penisola ellenica: non a caso l’asta di ieri di bond trimestrali ha visto i rendimenti scendere rispetto alla precedente), la quale, la prossima settimana, con ogni probabilità si ritroverà senza un governo dopo il voto di fiducia alla Camera.

 

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COMMENTI
23/09/2010 - Festival della demagogia (riflessioni post cena) (giorgio cordiero)

Caro sig. Perna, la sua analisi è limpida, vale mille volte di più della mia e di quella dei "fior-fiori" di analisti ed economisti che stanno perdendo (o hanno già perso, o non hanno mai avuto) di vista che la maggior parte della gente vive la finanza come un qualche cosa che gli viene calato dall'alto, uno status quo da "stanza dei bottoni" che lo opprime . Stia tranquillo, tutti dobbiamo pagare bollette, forse il sottosrcritto riesce meglio a sbattersi per trovare soldi, ma il problema alla fine è un altro. Se ne ha la possibilità si coltivi un po' di verdura nell'orto, o sul balcone (cosa che io faccio da anni), o una capretta per il latte ed il formaggio perchè , nella peggiore delle ipotesi, cioè quella che il denaro , ma ache i debiti, che tutti noi abbiamo, non dovessero più valere nulla...almeno non si morirà di fame. Certo la mia riflessione serale, dopo un buon bicchiere di fiano di Avellino, potrà sembrare populista, demagogica, neo melodica , o leghista...ma chi se ne frega, signor Perna...questa alla fine è filosofia e c'è chi con essa mangia, basti pensare ai professori universitari (bene inteso non tutti) che campano smerciando cultura per istruzione,pretendendo di essere depositari dela verità e dimenticandosi che siamo di Dio. La stimo...demagogicamente...

 
22/09/2010 - Finire nel mirino (Diego Perna)

Come al solito il mio è un commento non esattamente da addetto ai lavori, ma di un affezionato lettore dei suoi articoli, che trovo sempre interessanti e che mi fa capire un pò di più cosa succede li nel mondo delle finanza.Devo confessare che non è che me ne fregherebbe granchè, anzi sino al quel fatidico se non ricordo male 15 settembre, non ho mai ascoltato nemmeno un risultato di borsa, per me Piazza Affari era solo uno slargo qualsiasi nel tessuto urbano milanese. Oggi, dopo che mi sono reso conto di come l'economia reale e quindi il mio lavoro e quello di tanta altra gente che si alza la mattina per guadagnarsi da vivere, pagarsi l'affitto della casa in cui vive, mandare i figli a scuola e pagare tutte le bollette e le tasse sempre in tempo per evitare sanzioni e more pesantissime alle tasche leggere dei comuni mortali, dipendano da questa specie di gioco d'azzardo e spesso truccato, dove i guadagni sono tassati al 12% anzichè al 75% se consideriamo (Inps Inail Tarsu Ici ecc., vorrei che i mercati finanziari non fossero mai esistiti, e che non ci fosse nemmeno chi accumula tanto in un giorno solo e chi la stessa cifra non la farebbe lavorando cent'anni. Un capitalismo come questo, privo di qualsiasi freno ed etica non può che portarci prima o poi, ad un punto di non ritorno, troppo denaro e potere si concentrano sempre più velocemente e inesorabilmente nelle mani di pochi. Questa crisi è frutto di questo, la Lehman B. non è la causa ma la conseguenza. Buona Fortuna

 
22/09/2010 - another brick in the wall (giorgio cordiero)

Bottarelli... tutto vero, sono dati, ma non dica che nessuno compra azioni, altrimenti come si spiega che la borsa americana sale ormai da circa 20 giorni? (ma stia certo che presto crollerà...dorma pure sonni sereni). Quando la DOMANDA supera l'OFFERTA il prezzo (l'indice) sale quindi qualcuno (magari uno stolto o molti ignoranti ) sta COMPERANDO. UN mio amico ha impeganto un po' dei suoi soldi in un etf al ribasso e sta piangendo amaramente poichè in 10 giorni ha una perdita (teorica) del 20 %, ma stiamo certi SI RIFARA'. Le previsioni sue possono vedermi daccordo,ma il maledetto vizio di gufare...per dinci non lo perderà mai. La leggo alla sera prima di andare a letto...meglio del caffe'...Buona notte. PS: anche se la borsa dovesse scendere ,o come lei prefrisce CROLLARE, vuol dire che 1000 soggeti vendono, ma c'è uno che compra altrimenti il book non si chiude: pazzo chi compra? Pazzo chi fa Buy-back?...ma siamo seri e non seriosi dai!!!