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UNICREDIT/ Profumo, l’ultima vittima di Lehman Brothers...

Difficile destreggiarsi tra retroscena e necrologi, quando dalla prima banca del paese se ne va un top manager in carica da 15 anni. Ci prova comunque GIANNI CREDIT

Foto Ansa Foto Ansa

Difficile destreggiarsi tra retroscena e necrologi, quando dalla prima banca del paese se ne va un top manager in carica da 15 anni: un quarto della storia del dopoguerra. Il bilancio della parabola di Alessandro Profumo è certamente materia da storiografi, non da cronisti. E nei loro studi le radici dell’uscita di scena dell’amministratore delegato di UniCredit non saranno individuate nella partita di potere che pure è stata disputata in questi giorni: più sulla testa e sulla pelle di Profumo che di sua iniziativa.

 

Al manager, sicuramente, l’investimento delle istituzioni libiche nella banca di Piazza Cordusio è risultato gradito: ha segnalato interesse da parte dei capitali internazionali nel dopo-crisi, ha dato vitalità al titolo in Borsa, ha precostituito un possibile riequilibrio tra i soci stabili, concentrati su fondazioni bancarie italiane e presenza incombente dell’Azienda Germania. Ma parlare di auto-scalata - sulla scia di quella realizzata da Vincenzo Maranghi in Mediobanca - è fuori luogo, e alla fine lo sguardo benevolo di soggetti come il premier Silvio Berlusconi o il presidente delle Generali Cesare Geronzi (storicamente mai amici di Profumo) ha solo accelerato la resa dei conti con il presidente tedesco Dieter Rampl e con l’attivismo neo-leghista della Fondazione CariVerona.

 

E stavolta, Profumo, non ha potuto contare - come tante volte in passato - sull’inattaccabilità dei risultati: i mega-utili, le super-performance del titolo in Borsa. Ecco, qui sta forse il punto, sempre in attesa degli storici: anche Profumo, presumibilmente, aveva perso fiducia dopo il crac di Lehman Brothers. Come tanti banchieri che proprio in questi giorni stanno gettando la spugna (da Barclays e Lloyds), era sopravvissuto al crollo del loro mondo.

 

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COMMENTI
22/09/2010 - onore/2 (giorgio cordiero)

L'idea dell'emissione di queste obbligazioni pepetual (che sono state interamente sottoscritte) avviene a seguito della fredda reazione di Passera alla proposta di Unicredit per la creazione di un fondo paneuropeo delle banche da 20 miliardi. Questo strumento, proprio perche' non rimborsabile ,puo' essere contabilizzato tra le poste di patrimonio. Cosi', solo contabilmente, si migliroano i rapporti patrimoniali senza disperdere il controllo della stessa banca. Se questo non è un tentativo di capitalizzazione fittizzio... I "mastruzzi" ed i segnali che la terra sotto ai piedi di Profumo stesse tremando c'erano tutti. Ciò non toglie che in Italia ci sia una situazione anomala dove la politica, per il tramite delle fondazioni, può davvero essere in grado di ingerire nella governance delle banche rimane da giudicare se questo sia positivo , o negativo. Per come la pernso io è NEUTRO, nel senso che una volta (come nel caso Unicredit)la politica interviene in modo deleterio ed un'altra (avendo di fatto impedito il fenomeno sub primes) fa bene. Sicuramente rappresenta un forte limite al libero mercato e questo, nel medio lungo periodo si riperquote in modo negativo. Italia: paese di Santi, poeti , naviganti ed ELETTORI. Ri confermo la mia personale stima verso Profumo.

 
22/09/2010 - l'onore e il rispetto (giorgio cordiero)

Ho già commentato ieri, esprimendo tutta la mia stima ed il mio rispetto ad Alessandro Profumo, credo però che egli avesse già da tempo la netta sensazione, per non dire certezza che quello che si è verificato ieri, DOVESSE avvenire.Il 14 di Luglio infatti egli annuncia che UNICREDIT emetterà un obbligazione PERPETUA (senza scadenza, ma rimborsabile dall'emittante dopo 10 anni) per complessivi 500 milioni, si tratta, a suo dire di UNO STRUMENTO INNOVATIVO. In realtà a novembre del 2009 la stessa UNICREDIT aveva gia emesso 750 milioni di euro di un obbligazione omologa e prima vi era stata un emissione simile (ma non ricordo per quale importo) nel lontano 2000. Premesso che quel giorno io intervengo in radio (non da solo) su radio24 per dire che le obbligazioni perpetue non sono affatto uno strumento innovativo e che IntesaSanpaolo (per dirne una delle molte) fa la medesima cosa da anni. Si tratta di obbligazioni riservate agli istituzionali con taglio minimo di 50/100 mila euro a seconda delle emissioni.L'obbligazione perpetua paga per i primi anni un tasso fisso molto elevato (quasi roba da junk bond) poi :o viene rimborsata alla pari , oppure si trasforma in un tsso variabile con spreads e sistemi di indicizzazione molto penalizzanti per l'emittente.L'aberrazione di queste obbligazioni consiste nel fatto che si tratta (in teoria di) un debito che non verra' mai rimborsato...continua