BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ C'è un nuovo allarme debito che scuote l’Europa

Pubblicazione:giovedì 23 settembre 2010

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Attraverso la tentazione di una politica di stretta, la Cina si starebbe quindi preparando il terreno per un atterraggio morbido dall’esplosione della bolla, «il problema è che la storia ci insegna che normalmente gli avvenimenti si palesano in maniera più incontrollabile quando si va verso il basso, piuttosto che quando si cresce», conclude Chanos. Se a questo uniamo il fatto che la domanda per nuovi mutui immobiliari è scesa per la quarta settimana di fila negli Usa, -0,03 a quota 4,44%, nonostante i tassi fissi a livelli mai così bassi, allora capite che è la situazione macro a mandare segnali sconfortanti: ancora uno 0,1% di declino è arriveremo al record negativo del 1990.

 

Oltretutto, il guaio è rappresentato anche dal fatto che in vista della nuova politica di stimolo della Fed, l’oro sta puntando diretto verso i 1300 dollari l’oncia: ieri mattina la quotazione era di 1293,5, +1,51% in un giorno. Ma sui mercati non c’è appetito solo per il bene rifugio per antonomasia, anche i bond dei paesi periferici europei vanno a ruba (le aste degli ultimi giorni lo confermano) ma i rendimenti che i paesi sono costretti a pagare per finanziarsi sono insostenibilmente alti e, quindi, vedremo i paesi che emettono costretti a ristrutturare il loro debito. Insomma, cresce la paura riguardo la capacità di Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna di ripagare il loro debito: «Quando paghi quasi quattro punti più del bund, sia te che io potremmo prendere a prestito del denaro», sentenzia Irwin Stelzer, direttore dell’Hudson Institute ed eminenza grigia negli Usa di Rupert Murdoch.

 

«Il problema è che sui mercati gli investitori stanno diventando sempre più nervosi riguardo la capacità di questi paesi di far fronte al loro debito, non vedo la possibilità di poter continuare su questa strada, con questi tassi di interesse, senza una qualche sorta di ristrutturazione. La matematica, d’altronde, è molto semplice: non si può andare avanti così», prosegue Stelzer.

 

Molto preoccupato al riguardo anche Par Magnusson, capo analista per il mercato nordico a RBS, secondo cui «ovviamente è abbastanza facile vendere bonds con rendimenti di quel genere, il problema è che prima o poi quel denaro devi ripagarlo. Per esempio, come diavolo può la Grecia ripagare un tasso di interesse dell’11% con il rapporto debito/Pil al 100%? Siamo a quota 12,5% del Pil soltanto in pagamento di interessi».

 

Che fare, quindi, visto che ad esempio la Grecia ha già beneficiato e sta beneficiando degli aiuti dello European Financial Stability Facility (EFSF), un fondo recentemente valutato con rating AAA dalle principale agenzie di valutazione? Per Stelzer, però, «l’EFSF non è grande come si pensava all’inizio e quindi non sarebbe in grado di aiutare le nazioni in crisi per un lungo periodo di tempo. Inoltre, chiunque ancora oggi guardi alle agenzie di rating come una sorta di guida o di valutatore di strumenti e mezzi, significa che non ha letto i giornali negli ultimi dieci anni».

 

Il guaio, da un certo punto di vista, è che la questione della ristrutturazione del debito da parte di alcuni paesi è stata messa nel dimenticatoio nel momento stesso in cui la Bce ha deciso di entrare nel mercato dei bonds e comprare obbligazioni sovrane, politica sufficiente a calmare artificialmente i mercati e non porre sotto esame la questione della ristrutturazione. Non la pensa così Magnusson, secondo cui «la Bce fa quello che può. Il problema sono i governi di quei paesi che stanno soltanto facendo rotolare in avanti la palla di neve, il problema è che così facendo prima o poi ci sarà la valanga».

 

PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >

COMMENTI
23/09/2010 - Il vero problema (Fabrizio Terruzzi)

"è abbastanza facile vendere bonds con rendimenti di quel genere, il problema è che prima o poi quel denaro devi ripagarlo". Il vero problema non è il pagamento del debito ma la capacità di pagare gli interessi. E' questo che genera il timore di default. Ragione per cui i tassi sono destinati a rimanere bassi per molti anni e negativi in termini reali, con la speranza che l'inflazione si mangi nei prossimi anni parte del peso del debito, alla faccia della BCE. Purtroppo manca o non è nota quale sia la strategia a lungo termine di BCE o degli stati per riportare sotto controllo la situazione e i provvedimenti attuali sembrano avere compiti di tamponamento temporaneo delle falle nella speranza di trovare (chissà come) una migliore soluzione in futuro. E' questo "chissà come" che genera le incertezze dei mercati e chi di dovere dovrebbe spingere, Bce, autorità monetarie e quant'altri, a fare chiarezza.