BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ C'è un nuovo allarme debito che scuote l’Europa

Pubblicazione:giovedì 23 settembre 2010

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Già, prima o poi arriverà la valanga. Oppure la vendetta sovrana contro l’eccesso di speculazione creata ad arte dalle agenzie di rating e dalle banche d’affari: un haircut secco dei rendimenti del 30-40% in ossequio all’emergenza oppure la loro spalmatura su archi temporali più lunghi oppure ancora legislazioni punitive a livello di imposizione fiscale sulle obbligazioni. Certo la Bce non sarà contenta, visto che sono soprattutto le banche - tedesche in testa - a fare incetta di bonds sovrani in cerca di yields che fanno ingolosire ma tant’è: se ci sarà da scegliere tra un default a catena e la scornatura di qualche speculatore istituzionale, penso si propenderà per la seconda ipotesi. Perché se casca il castello di sabbia, soffocano tutti: chi prima, chi poi.

 

P.S. Agenzia Reuters, tarda mattinata di ieri: «Il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, sollecita le fondazioni bancarie azioniste di Unicredit a fare barriera contro una eventuale espansione dell’influenza tedesca sulla banca dopo l’addio dell’amministratore delegato Alessandro Profumo. In una apparente critica all’operato delle fondazioni, che sono anche espressione delle autorità politiche locali, Bossi osserva che Profumo è stato sfiduciato dal consiglio di amministrazione “al buio, senza avere un sostituto prima. Spero che le fondazioni non stiano con le mani in mano, che si organizzi una difesa. Penso che Giuseppe Guzzetti (presidente della Fondazione Cariplo e dell’associazione delle fondazioni bancarie Acri, ndr) sia in grado di organizzare qualcosa”, ha detto Bossi ai giornalisti a margine dei lavori della Camera. «Avevo paura che la Germania potesse mettere le mani sulla banca ma ho visto che non hanno i numeri. Se c’è un minimo di intelligenza da parte delle fondazioni non ce la possono fare».

 

Bene, ieri avevo detto che non intendevo esprimere il mio parere sull’affaire Profumo: ho cambiato idea. Sottoscrivo però ogni parola dell’editoriale di Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera di ieri, perfetto e sintetico. Vi invito, però, a riflettere sulle parole del leader leghista, sufficienti di per sé a farvi capire cosa ci fosse veramente dietro alla sfiducia all’ex ad di Unicredit. Altro che quote libiche e malcontento dei bavaresi, i primi a dover tacere visto lo stato di salute di BayernLB e Hvb, acquistata proprio da Piazza Cordusio per salvarla dal fallimento. I timori di Giulio Tremonti per la dipartita di Alessandro Profumo sono tardivi, colpevoli e forse anche un po’ falsi: via XX Settembre ora si tenga stretti Luca Zaia e Flavio Tosi, veri capitani coraggiosi capaci di sbrogliare la matassa.

 

D’altronde, i leghisti la sanno lunga in fatto di economia e finanza: lo testimonia quel capolavoro ingiustamente dipinto come truffa che rispondeva al nome di Credieuronord... Volevate potere, posti e rendite di posizione per le vostre Fondazioni? Bravi, ora fatevi cannabalizzare da Monaco di Baviera, la quale certamente - in fase di piano di riorganizzazione, con circa 3mila esuberi già sul piatto - avrà certamente un occhio di riguardo per l’Italia, molto più dell’italiano Alessandro Profumo. Non a caso, da ieri mattina, nella City il titolo Unicredit è sulla lista “sell” dei principali fondi (altri lo hanno passato da “buy” a “neutral”).

 

Divertitevi ora, care Fondazioni, retaggio di un’Italia corporativa e feudale, le stesse che quando le scelte di Profumo portavano dividendi d’oro non hanno mai aperto bocca contro il loro amministratore delegato e le sue strategie aggressive di internazionalizzazione, salvo poi chiamarsi fuori dalle cash calls di ricapitalizzazione e divenire schizzinose portinaie dello stabile contro l’ingresso libico, destinato a portare quei soldi necessari a stabilizzarsi e ricreare nel medio termine i dividendi tanto amati in un passato recente.

 

Preferite Monaco e i suoi debiti a Tripoli e i suoi miliardi? I pazzi siete voi, non Alessandro Profumo: Barclays è praticamente una banca araba ma nessuno, in Gran Bretagna, pare preoccupato. Anzi. Pecunia non olet, soprattutto in vista di Basilea 3 e della nuova crisi del debito sovrano che sembra destinata a scatenarsi. Questa è una guerra politica e di potere, la golden share leghista sul governo è sempre più marcata: attenzione, la situazione politica - già dalla prossima settimana - potrebbe precipitare. E i cds tornare a impennarsi in maniera preoccupante.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  

COMMENTI
23/09/2010 - Il vero problema (Fabrizio Terruzzi)

"è abbastanza facile vendere bonds con rendimenti di quel genere, il problema è che prima o poi quel denaro devi ripagarlo". Il vero problema non è il pagamento del debito ma la capacità di pagare gli interessi. E' questo che genera il timore di default. Ragione per cui i tassi sono destinati a rimanere bassi per molti anni e negativi in termini reali, con la speranza che l'inflazione si mangi nei prossimi anni parte del peso del debito, alla faccia della BCE. Purtroppo manca o non è nota quale sia la strategia a lungo termine di BCE o degli stati per riportare sotto controllo la situazione e i provvedimenti attuali sembrano avere compiti di tamponamento temporaneo delle falle nella speranza di trovare (chissà come) una migliore soluzione in futuro. E' questo "chissà come" che genera le incertezze dei mercati e chi di dovere dovrebbe spingere, Bce, autorità monetarie e quant'altri, a fare chiarezza.