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SCENARIO/ Pelanda: ecco come "salvare" l'Italia dall'attacco della Bce

Pubblicazione:lunedì 27 settembre 2010 - Ultimo aggiornamento:venerdì 21 ottobre 2011, 1.07

Foto: Ansa Foto: Ansa

Tutte le nazioni, Stati Uniti in testa, stanno svalutando le loro monete per favorire le esportazioni, con l’eccezione dell’eurozona. Tale tendenza comporta due rischi: (a) l’economia dell’eurozona, trainata dalla locomotiva tedesca massimamente dipendente dall’export, sarà danneggiata dalla perdita di competitività valutaria; (b) l’America sta attuando una svalutazione competitiva stampando, di fatto, dollari e ciò predispone una futura ondata di inflazione che contagerà il resto del mondo. Va aggiunto che l’economia italiana, seconda in Europa solo alla Germania per volume dell’industria manifatturiera e uguale a questa per dipendenza dall’export, rischia un ritorno in recessione o la continuazione di una crescita troppo bassa per il cambio decompetitivo.

 

Nei giorni scorsi la stampa, correttamente, si è chiesta come mai il cambio dell’euro risalga nonostante i problemi ancora irrisolti, anzi in peggioramento, di insolvenza del debito di alcune euro nazioni. La risposta è semplice. Il mercato sta alzando l’euro non tanto perché si fida di questa moneta, anzi, ma perché nel breve termine vede che la Bce non vuole partecipare alla gara di chi svaluta di più.

 

Ne è controprova il fatto che il prezzo dell’oro, bene rifugio quando c’è il timore di inflazione, cioè di perdita di valore delle monete, sta salendo oltre misura: il mercato compra euro a breve, ma oro a lungo e per riserva. Tornando al punto, bisogna chiedersi se sia più vantaggioso, per l’eurozona e per l’Italia, restare con l’euro alto e decompetitivo oppure metterlo in gara con le altre monete per chi svaluta di più.

 

La risposta a questa domanda è già determinata dallo statuto della Bce che la obbliga alla difesa del valore della moneta a qualsiasi costo, anche quello di indurre recessioni per evitare inflazione. Significa, semplificando, che la Bce, diversamente dall’americana Fed, non stamperà euro. Ma potrà fare altre manovre per attutire la trappola del cambio troppo elevato. E certamente le farà perché ha in memoria che la lentezza della ripresa europea dopo la recessione 2000-02 fu causata dal cambio troppo alto dell’euro sul dollaro che penalizzò l’export europeo: la Germania uscì fuori dalla stagnazione solo nel 2005, l’Italia nel 2006.

 

Pertanto il dato che ci interessa di più per l’analisi è capire quanto l’America spingerà la svalutazione competitiva, cioè di quanto abbasserà il dollaro, per vedere se i mezzi della Bce potranno attutire la perdita di competitività oppure no. Da un lato, la Fed ha certamente interesse a mantenere il fenomeno entro limiti. Dall’altro, Obama ha un disperato bisogno di accelerare la ripresa troppo stentata in America, in vista delle elezioni presidenziali del 2012, via aumento dell’export.

 

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COMMENTI
27/09/2010 - serpente/2 (giorgio cordiero)

...Cominciare ad incamerare derivati tossici e a trasformarli in quote di debito pubblico...magari a 30 anni, alla stregua di quello che fu fatto in Italia per i debiti delle squadre di calcio. Mi rendo conto che il paragone sia azzardato,ma avviene solo a titolo esemplificativo. Questa politica di tipo continental/protezionista, mascherato da competitività tra stati, NON PORTA DA NESSUNA PARTE, semmai rimanda il problema e lo amplifica, poichè, una volta esaurita la lotta tra continenti, se ne uscirebbe con la schiena a pezzi. In un contesto di globalizzazione, gli equilibri tra gli stati vanno SANCITI e non lasciati alla libera iniziativa di singoli governi. Vi ricordate il Sistema Monetario Europeo? (serpente monetario). Questo funzionò bene (almeno fino al 1992)...funzionò in un continente che aveva una stretta correlazione ed interdipendenza, ma ora che questo fenomeno si è allargato a livello globale, chiedo al WTO ,all'OCSE, al G20 di discutere la possibilità di un SISTEMA MONETARIO GLOBALE, che comprenda USA; EUROPA; GIAPPONE; CINA; RUSSIA; INDIA; BRASILE; SUD AFRICA, come minimo. In questo modo si eliminerebbe speculazione (gli swaps sui cambi non avrebbero più senso) e si ragionerebbe di leciti guadagni e lecita competitività ENTRO UNA FASCIA DI OSCILLAZIONE a salvaguardia dello sviluppo reale di tutto i membri, nonchè del benessere delle popolazioni. Trovo che , oltre agli economisti, anche i politici ne avrebbero un ritorno notevole in termini di consenso.

 
27/09/2010 - Il ritorno del serpente (giorgio cordiero)

Come sempre il prof. Pelanda centra il nocciolo della questione. Non mi stanco di ripetere che il denaro è una convenzione e che come tale ha un valore attribuibile molto diverso da quello nominale.Il fattore che crea inflazione è l'eccesso di moneta stampata e questo può avvenire per motivi diversi: A)eccesso di domanda (di moneta)B)eccesso di liquidità immessa dalle banche centrali per far fronte alle esigenze di funzionamento del mercato c)eccessivo aumento dei prezzi a seguito di aumento di domanda di beni e conseguente necessità di nuova immissione di liquidità D) emissione di carta moneta a fronte di rimborsi di quote di debito pubblico (o privato) non piu' sottoscritto dal mercato. Questa è l'inflazione ...chiamiamola tradizionale, ma , secondo me ve ne è un'altra del tutto nuova : quella provocata dalla SVALUTAZIONE del denaro provocata dall'effetto leva degli strumenti finanziari derivati...Il denaro non vale più nulla , quindi occorre stamparne di nuovo per poter compensare la svalutazione. Questo ultimo e nuovo modello inflattivo è secondo me la vera ragione per la quale gli USA, (che hanno in pancia il maggior plus/minus valore provocato dai derivati) , cominciano a preparare una exit strategy dal mondo della finanza fuffa , ma prima devono giocare la partita sui cambi. Nel momento in cui in Europa si dovessero venire a compiere le previsioni fatte dal prof. Pelanda...allora l'america avrebbe più margine inflattivo e potrebbe cominciare...