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FIAT/ Ugo Bertone: le mosse di Marchionne per "sfruttare" il crollo dell’auto

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

 

In sintesi, la battaglia per creare condizioni di lavoro, in Italia, simili a quelle polacche (o serbe piuttosto che turche) si deve fare adesso, quando in realtà c’è ben poco da perdere. Poi, però, sarà necessario passare alla fase più difficile: vendere le vetture (1,4 milioni secondo il Progetto Italia) che Marchionne ritiene necessarie per garantire la profittabilità degli stabilimenti italiani. Difficile, quasi impossibile riuscirci senza qualche “arma segreta” che, per ora, non si vede: i possibili modelli Chrysler (la “300” che si trasformerà in Berlina Lancia piuttosto che le Jeep da montare nell’impianto ex Bertone) possono garantire 150-200 mila pezzi. Le 400 mila Alfa previste dal business plan rischiano di rivelarsi un sogno (come le 300 mila macchine del piano precedente), visto che i nuovi modelli, causa la crisi del mercato che si riflette nelle tasche di Fiat, rischiano di slittare di almeno un anno.

 

E allora? Forse Marchionne ha in mente una nuova alleanza, in chiave asiatica, capace di assorbire il surplus della produzione italiana. Oppure medita la cessione, negli anni futuri, del marchio Alfa: forse a Volkswagen, che potrebbe fornire le munizioni finanziarie necessarie per la dote della grande Fiat/Chrysler senza dover cedere il controllo al partner Usa; forse ad un big asiatico che, in cambio, potrebbe aprire a Torino le porte d’Oriente. Ma nei segmenti alti perché nei comparti A, B e C dove i margini sono ridotti a pochi punti percentuali, nessuno può illudersi che Mirafiori o Pomigliano possano competere con Cina, India o Kragujevac, fabbrica serba del Lingotto dove gli operai incassano 400 euro al mese di paga. E la Bei, assieme al governo di Belgrado, anticipa i quattrini necessari per gli impianti.

  

 

 

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COMMENTI
03/09/2010 - miracolo/2 (giorgio cordiero)

...vengono del tutto trascurati , o addirittura ridicolizzati, quantomeno sminuiti. La vicenda di Epimeteo, marito sciagurato dell'altrettanto sciagurata Pandora che, approfittando di una distrazione del primo, liberò il vaso con tutti i mali...poi Epimeteo ebbe una riflessione tardiva e chiuse il vaso, ma l'unica cosa che rimase al suo interno fu la speranza. Questo dovrebbe farci riflettere e servire a non cadere nella depressione delle "self downing profecies". Grazie Mario.

 
03/09/2010 - i vantaggi del miracolo europeo (giorgio cordiero)

Mi rivolgo all'amico Mario Mauro, dandole del tu, come succede, anche se è un paio di anni che non ho il piacere di incontrarlo, da quando lo accompagnai a casa sua una sera da Pinerolo a Milano. Come hai ragione: quando ero bambino avevo un'automobilina a pedali ccon la targa EU (europa unita) e sognavo il momento nel quale questo sogno sarebbe divenuto realtà. Chi meglio di te (già vice presidente del Parlamento Europeo) può esprimere il valore dell'"Europeità" (Ismo non mi piace perchè ideologico allora conio un termine nuovo). Chi afferma che il declino della "vieille Europe" coincida con l'allargamento della medesima agli stati dell'est si comporta alla stregua degli oscurantisti medievali. E' chiaro che per alcuni anni occorrerà cooperare ed anche sacrificare un po' della finta opulenza protezionista dei vecchi membri a favore della crescita di quelli nuovi, ma ciò si tradurrà (e come tu sai meglio di me) si sta già traducendo in un maggiore benesere per tutto il continente...aggiungerei per l'equilibrio mondiale. Rimane da compiersi l'unione politica , ma questo avverrà poichè anche i particolarismi e coloro che vi si oppongono presto scopriranno quanto i loro pessimismi ed i loro fastidi siano autoalimentati. A livello economico pullulano commenti e notizie che tendono ad enfatizzare i pericoli dei contagi negativi che le singole economie dei singoli stati possano avere nei confronti degli altri, ma il meccanismo virtuoso del reciproco mutuo soccorso...