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FINANZA/ Così le banche popolari possono aiutare imprese e famiglie

Durante la crisi, le banche popolari si sono dimostrate superiori alla media nazionale nell’erogazione dei prestiti a famiglie e Pmi e per quanto riguarda i tassi di sviluppo della dinamica degli impieghi. L’analisi di GIUSEPPE DE LUCIA LUMENO  

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Nonostante le rassicurazioni espresse dal Financial Stability Board e dal Comitato di Basilea per la supervisione bancaria, che hanno recentemente verificato, attraverso una analisi economica, come i costi macroeconomici derivanti dall’applicazione dei nuovi principi prudenziali sul capitale dovrebbero risultare contenuti e i benefici, al contrario, di ampia portata, continuano a permanere forti dubbi su quello che potrà essere il reale impatto di tali misure sul mercato bancario e sulla crescita economica, in particolare in Italia e in altri contesti europei analoghi.


Tali perplessità derivano dalla particolarità della struttura produttiva e creditizia del nostro paese, dove in pratica la totalità delle imprese sono PMI (4,5 milioni), con un numero di occupati superiore ai 14 milioni (una quota pari all’80% dell’occupazione complessiva nelle imprese) e la Cooperazione Bancaria (Banche Popolari e BCC) rappresenta oltre il 40% del mercato. Infatti, un rafforzamento dei requisiti minimi di capitale che le banche sono chiamate a soddisfare penalizzerebbe maggiormente gli istituti come le Banche Popolari e le BCC che fondano la propria filosofia operativa sul relationship banking e sulla prossimità territoriale, con una clientela composta in larga parte da famiglie e PMI.


Ciò appare ancora meno comprensibile se si pensa all’impegno messo in campo dalla Categoria nei mesi più problematici della crisi, quando applicazione, dedizione e generosità ha contraddistinto l’azione delle banche del territorio per sostenere l’economia e, prevalentemente, le piccole e medie imprese e le famiglie, con l’obiettivo di mantenere vitale il tessuto produttivo, ponendo le premesse migliori per poter ripartire insieme in una fase congiunturale del ciclo economico più favorevole, come risulta anche dai segnali più recenti relativi alla prima metà del 2010.

 

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