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FINANZA/ Le agenzie di rating tornano a terrorizzare l’Europa

Pubblicazione:giovedì 30 settembre 2010

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Chi continua ad aver dubbi sulla situazione del debito nelle aree periferiche dell’eurozona è invece Bnp Paribas, i cui analisti definiscono il quadro «molto pericoloso», soprattutto dopo il “nein” secco della Merkel alla trasformazione del piano di salvataggio dell’Ue da 440 miliardi di euro in un fondo permanente, richiesta avanzata ieri dalle colonne del Financial Times anche da quattro famosi economisti, tra cui l’italiano Tommaso Padoa-Schioppa. Inoltre, il fatto che lunedì Moody’s abbia raggelato il mercato degradando di tre notches il debito di Anglo Irish Bank a Baa3, la soglia della spazzatura, non depone a favore di un atteggiamento responsabile da parte delle “tre sorelle” in questa fase così delicata: i funzionari irlandesi hanno negato qualsiasi ipotesi di haircut su questa categoria di debito, nei fatti però vista come sacrosanta.

 

Dall’inizio della crisi nessun detentore di bonds ha fronteggiato il defualt sul senior debt di banche in America e in Europa: c’è sempre una prima volta, si fanno sfuggire dalle agenzie di rating. Se così sarà, allora dovremo affrontare un evento spartiacque sui mercati. A mio avviso l’Irlanda, con ulteriori sacrifici e un haircut netto e inevitabile su quei bonds, potrebbe essere in grado di far fronte alla situazione e non dover ristrutturare il suo debito, ma è chiaro che se le agenzie di rating proseguiranno nella loro azione di destabilizzazione a orologeria, il tutto si renderà molto più complicato.

 

Serve un’agenzia di rating indipendente europea, ora più che mai: quanto ci vorrà prima che i politici e i regolatori dell’Ue lo capiscano? Ci sarà bisogno di un default e un aggravarsi della crisi per fargli aprire gli occhi? Speriamo di no, ma i fronti di instabilità nei periferici sono tanti, troppi. Oltre a Portogallo e Irlanda, infatti, anche la Spagna paga un pesante scotto alla crisi e al debito fuori controllo. Nei giorni in cui José Zapatero conosce il primo sciopero generale della sua leadership in contrasto alle misure di austerity imposte dal governo, Moody’s si prepara al più che probabile declassamento del credit rating spagnolo, AAA dal 2001: a confermarlo, un panel di investitori internazionali - che insieme gestiscono portafogli per 700 miliardi di dollari - interpellati dal ramo di investment advising dell’agenzia di rating.

 

Cinque su otto di loro predicono un declassamento di un notch a Aa1 mentre gli altri tre pronosticano un tagli di due notches a Aa2: una cosa è certa, da New York filtrano indiscrezioni riguardo il fatto che il downgrade sarebbe questione se non di ore, di giorni visto che il 30 giugno scorso l’agenzia aveva messo sotto revisione il debito spagnolo dicendo che i risultati sarebbero giunti dopo circa tre mesi. Per Moody’s, d’altronde, alla Spagna serviranno diversi anni per riprendersi dall’esplosione della bolla immobiliare e prevede una crescita del Pil poco superiore all’1% da qui al 2014: il giudizio dell’agenzia è di grande importanza, perché un declassamento di un notch porterebbe il rating di Moody’s al pari di quello di Fitch, mentre due notches appaierebbero Moody’s al giudizio di Standard&Poor’s sulla penisola iberica.

 

Per Andrew Ball, gestore portafogli europei alla sede londinese di Pacific Investmente Management Company, «con condizioni di mercato così instabili, un downgrade di due notches avrebbe un impatto serio. Noi teniamo sempre un occhio aperto su quanto fanno le agenzie di rating, a volte come un indicatore, a volte come un qualcosa di più importante in termini di sentiment del mercato».

 

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COMMENTI
30/09/2010 - E il nuovo Patto di stabilità? (Vulzio Abramo Prati)

Le agenzie di rating dovrebbero essere, quando va bene, il "termometro" che misura le condizioni di salute di società, enti, paesi ecc..., ora se guardiamo le nuove condizioni per la stabilità che sta proponendo l'UE e le applichiamo all'Italia, facendo due conti la situazione appare come segue: PIL Italia 1.520 Miliardi Euro, debito=122% PIL (1.850 Mld), limite di debito proposto del 60% pari a 918 Mld, debito da cui si deve rientrare 938 Mld Euro. Per rispettare i nuovi parametri l'Italia dovrebbe avere per ogni anno un surplus di bilancio di 47 Mld Euro (5% del 62% eccedente il limite proposto) e, considerando che quando va bene abbiamo ora un deficit del 3% sul PIL si dovrebbe, per parecchi anni, avere un miglioramento dei nostri conti pari al 6,1% del PIL per evitare sanzioni (e quindi altre "uscite"). Guardando questi conti che anche uno sprovveduto come me può fare, è possibile essere ottimisti?

RISPOSTA:

Caro Prati, ha ragione. Infatti io ho detto che l'Italia sta meglio di altri periferici (innegabile), non che stiamo bene. Non a caso sia Roma che Parigi stanno cercando di ammorbidire il nuovo patto di stabilità, legislazione che io leggo come la via legale scelta dalla Germania per ottenere un'Ue a due volecità e l'abbandono delle "zavorre" al loro destino. I mesi a venire saranno fondamentali, lo sappiamo tutti, sprovveduti o meno. Speriamo che lo sappiano anche i nostri governanti litigiosi e immobili. Cordialmente (Mauro Bottarelli)