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FINANZA/ Le agenzie di rating tornano a terrorizzare l’Europa

Pubblicazione:giovedì 30 settembre 2010

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

I rendimenti dei bonds decennali spagnoli sono scesi al 4,23% dal 4,56% della fine di giugno, sia per i risultati degli stress tests che hanno evidenziato come le banche iberiche necessitino di meno di 1,8 miliardi di euro di nuova capitalizzazione (una bugia colossale certificata dai criteri ridicoli e truffaldini di quei tests, Core Tier 1 in testa), sia per le misure draconiane di budget imposte dal governo: se arriverà il downgrade e la spallata dei sindacati innescherà nuove tensioni sociali, tali da costringere il governo ad allargare i cordoni della borsa, per la Spagna rischiano di essere guai, ben peggiori di quelli di Portogallo e Irlanda.

 

Anche perché la Spagna è strutturalmente più fragile delle altre sorelle in disgrazia: Madrid è cresciuta solo dello 0,2% nel secondo trimestre e dello 0,1% nei primi tre mesi dell’anno, mentre il tasso di disoccupazione è sempre rimasto sopra il 20%, il più alto dell’eurozona. L’economia quest’anno si contrarrà dello 0,4%, prima di crescere dello 0,5% nel 2011 e dell’1,4% nel 2012, almeno stando al giudizio medio degli economisti interpellati sulla questione da Bloomberg. Chi vede meno nero è Toby Nangle, direttore dell’asset allocation alla Baring Asset Management di Londra, secondo cui «il debito spagnolo potrebbe avere una risposta muta, ovvero poco traumatica, all’eventuale downfrade visto che Moody’s ha reso note le sue intenzioni in anticipo e non da un giorno all’altro. Nei casi come questo di downgrade annunciato, la price action tende a concretizzarsi all’80% prima della decisione. All’atto della notizia, interviene un altro 20% di impatto».

 

Di buono c’è poi il fatto che le banche spagnole stanno prendendo a prestito meno dalla Bce, un taglio del 3,5% di asset in agosto rispetto al 4,1% di luglio, stando ai calcoli di ING Group, mentre le banche irlandesi hanno aumentato le loro liabilities al 5,7% di assets dal 5,4% e quelle portoghesi sono rimaste ferme all’8,8%. Ad alleggerire inoltre la pressione nei confronti di un eventuale downgrade, c’è poi un’altra condizione: per Robin Marshall, gestore di investimento su fixed-income per 20 miliardi di dollari alla Smith&Williamson Investment Management di Londra, infatti, «di fatto la Spagna è stata trattata come una nazione AA sul debito dai mercati già da tempo. I mercati vedono più lungo delle agenzie di rating e hanno avuto ragione nel loro trattamento della Spagna, posizionata come margine di rischio sul rating all’Italia e lontana da Spagna e Portogallo». Insomma, la situazione è grave, ma se qualche “manina del mercato” non ci si metterà d’impegno, probabilmente i danni e i costi saranno meno catastrofici di quanto sembrasse: gravissimi ma non catastrofici.

 

E l’Italia? Nonostante l’asta di bond triennali e decennali dell’altro giorno sia stata un successo, il costo italiano per prendere denaro a prestito è salito come reazione degli investitori alla capacità dei paesi periferici di tagliare i loro deficit: per detenere il loro debito, servono rendimenti più alti. Quindi, 2,21% per i triennali contro il 2,07% dell’asta del 30 agosto e 3,9% per i decennali contro il 3,81% dell’asta precedente. Colpa del debito certo, ma anche dell’instabilità politica, lungi dall’essere conclusa dopo la pantomima di ieri alla Camera.

 

Per Marco Annunziata, capo economista di Unicredit Group a Londra, «se Berlusconi si fosse dimesso avremmo osservato un ampliamento di alcuni spread, visto che gli investitori si sarebbero reimpostati su un nuovo scenario politico e su prospettive di politica fiscale, ma la mossa sarebbe stata moderata e temporanea». Insomma, stiamo meglio di altri a livello di deficit - non di debito pubblico, però - ma non cresciamo e abbiamo un tasso di disoccupazione giovanile impressionante: dopo la manfrina di ieri, speriamo che seguano i fatti.

 

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COMMENTI
30/09/2010 - E il nuovo Patto di stabilità? (Vulzio Abramo Prati)

Le agenzie di rating dovrebbero essere, quando va bene, il "termometro" che misura le condizioni di salute di società, enti, paesi ecc..., ora se guardiamo le nuove condizioni per la stabilità che sta proponendo l'UE e le applichiamo all'Italia, facendo due conti la situazione appare come segue: PIL Italia 1.520 Miliardi Euro, debito=122% PIL (1.850 Mld), limite di debito proposto del 60% pari a 918 Mld, debito da cui si deve rientrare 938 Mld Euro. Per rispettare i nuovi parametri l'Italia dovrebbe avere per ogni anno un surplus di bilancio di 47 Mld Euro (5% del 62% eccedente il limite proposto) e, considerando che quando va bene abbiamo ora un deficit del 3% sul PIL si dovrebbe, per parecchi anni, avere un miglioramento dei nostri conti pari al 6,1% del PIL per evitare sanzioni (e quindi altre "uscite"). Guardando questi conti che anche uno sprovveduto come me può fare, è possibile essere ottimisti?

RISPOSTA:

Caro Prati, ha ragione. Infatti io ho detto che l'Italia sta meglio di altri periferici (innegabile), non che stiamo bene. Non a caso sia Roma che Parigi stanno cercando di ammorbidire il nuovo patto di stabilità, legislazione che io leggo come la via legale scelta dalla Germania per ottenere un'Ue a due volecità e l'abbandono delle "zavorre" al loro destino. I mesi a venire saranno fondamentali, lo sappiamo tutti, sprovveduti o meno. Speriamo che lo sappiano anche i nostri governanti litigiosi e immobili. Cordialmente (Mauro Bottarelli)