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FINANZA/ Le agenzie di rating tornano a terrorizzare l’Europa

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Subito il ministro per lo Sviluppo economico (nominare non uno “yes man” che fino a ieri ha fatto il notaio o il dentista sarebbe gradito), la nomina del presidente della Consob, una politica fiscale da riformare, pressione sulle banche affinché riattivino il credito verso cittadini e piccole e medie aziende e, soprattutto, taglio netto degli sprechi per finanziare investimenti e abbassare le tasse: via il carrozzone delle province, no a quel pozzo di debito che già si prospetta essere la Banca del Mezzogiorno (l’unica nota positiva dell’addio di Alessandro Profumo è proprio l’aver complicato l’operazione) e sblocco immediato dei fondi relativi alle grandi infrastrutture già cantierabili (almeno 5 o 6 progetti), per i quali, dal mondo delle imprese, arrivano segnali di lentezza ossessiva.

 

Tutti i torti, in tal senso, Emma Marceglia non li ha. Anzi, ha tutte le ragioni del mondo. Giulio Tremonti se ne faccia una ragione, il tempo del rigore assoluto è finito.

 

P.S. Stando agli indicatori tecnici utilizzati da Dennis Slothower, uno dei più noti analisti tecnici del mondo (in effetti in grado di anticipare il disastro del 2008), oggi avrà inizio il collasso azionario negli Usa, frutto di mesi e mesi di manipolazione del mercato garantita dal denaro stampato in cantina dalla Fed e pompato nel sistema.

 

Non aspettatevi un -9%, come accaduto per il flash crash a Wall Street, ma teniamo sotto controllo l’evolversi della situazione, anche graficamente. Slothower sarà anche un catastrofista (per molti lettori lo sono anch’io, salvo poi dovermi dare ragione), ma ci prende quasi sempre. Se poi pensiamo al fatto che in agosto è risuonato due volte l'Hindenburg Omen, che prevede i crash azionari con 130 giorni di anticipo, c’è da tenere le dita bene incrociate.

 

D’altronde, che i cosiddetti regolatori abbiano creato artificialmente un rally fasullo è sotto gli occhi di tutti, se questa bolla esploderà concretizzando un collasso non è preventivabile. Certamente, una bella correzione è in arrivo.



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COMMENTI
30/09/2010 - E il nuovo Patto di stabilità? (Vulzio Abramo Prati)

Le agenzie di rating dovrebbero essere, quando va bene, il "termometro" che misura le condizioni di salute di società, enti, paesi ecc..., ora se guardiamo le nuove condizioni per la stabilità che sta proponendo l'UE e le applichiamo all'Italia, facendo due conti la situazione appare come segue: PIL Italia 1.520 Miliardi Euro, debito=122% PIL (1.850 Mld), limite di debito proposto del 60% pari a 918 Mld, debito da cui si deve rientrare 938 Mld Euro. Per rispettare i nuovi parametri l'Italia dovrebbe avere per ogni anno un surplus di bilancio di 47 Mld Euro (5% del 62% eccedente il limite proposto) e, considerando che quando va bene abbiamo ora un deficit del 3% sul PIL si dovrebbe, per parecchi anni, avere un miglioramento dei nostri conti pari al 6,1% del PIL per evitare sanzioni (e quindi altre "uscite"). Guardando questi conti che anche uno sprovveduto come me può fare, è possibile essere ottimisti?

RISPOSTA:

Caro Prati, ha ragione. Infatti io ho detto che l'Italia sta meglio di altri periferici (innegabile), non che stiamo bene. Non a caso sia Roma che Parigi stanno cercando di ammorbidire il nuovo patto di stabilità, legislazione che io leggo come la via legale scelta dalla Germania per ottenere un'Ue a due volecità e l'abbandono delle "zavorre" al loro destino. I mesi a venire saranno fondamentali, lo sappiamo tutti, sprovveduti o meno. Speriamo che lo sappiano anche i nostri governanti litigiosi e immobili. Cordialmente (Mauro Bottarelli)