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SCENARIO/ 2. Sapelli: bene i 5 punti, ma il voto a marzo è una iattura

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

«I punti del programma economico di Berlusconi? Tutti condivisibili, ma è mancato un tema chiave: il welfare. Ridurre le tasse? Si può fare, ma le terapie shock non funzionano. Votare a primavera? Per il paese sarebbe un iattura». Giulio Sapelli commenta la parte economica del discorso col quale ieri Silvio Berlusconi - 342 voti a favore e l’appoggio indispensabile di Fini - ha ottenuto la fiducia.

 

Professore, Berlusconi ha prima ricordato i successi dell’azione di governo e poi snocciolato quel che resta da fare. E si è trattato di un lungo elenco.

 

«Tutte cose pienamente condivisibili. Per quanto riguarda i successi, Berlusconi molto deve a Giulio Tremonti, che in questi anni di bufera economica mondiale ha fatto due cose importantissime: è riuscito a contenere la spesa pubblica e a proteggere il credito. Potevamo essere esposti a delle ondate speculative spaventose, invece anche grazie al prestigio da lui conquistato a livello internazionale questo non è accaduto. Ma Berlusconi non è debitore solo di Tremonti».

 

A chi si riferisce?

 

«A Roberto Maroni e alla sua azione di contrasto alla criminalità e alla mafia, nella quale il ministro dell’Interno ha ottenuto risultati assolutamente apprezzabili e decisivi. Senza tacere la lotta all’immigrazione clandestina. Abbiamo capito che per affrontare seriamente il fenomeno bisognava fare accordi internazionali. Certo si raccolgono anche i frutti di altri governi, ma su questo piano il governo di Berlusconi ha fatto molto».

 

E i 5 punti del programma sui quali Berlusconi ha chiesto la fiducia?

 

«Sono tutti condivisibili, anche se a mio avviso una cosa manca. Avrei valorizzato di più l’apporto del libro bianco di Sacconi sul welfare. L’idea che esso contiene, di un welfare universalistico ma sostenuto e alimentato dal basso è nuova per l’Italia e andava enfatizzata. Ripensare il welfare in un paese che ha la maggioranza di imprese sotto i 15 dipendenti e quindi con lavoratori che molto facilmente perdono il lavoro e altrettanto difficilmente ne trovano un altro, anche se si cerca di farvi fronte con mille stratagemmi, cassa integrazione straordinaria e forme di alleanza tra imprese, è una sfida che se fossi in Berlusconi avrei messo al centro del discorso. In Italia c’è ancora molta sofferenza sociale e di una riforma del welfare abbiamo eccezionale bisogno. Bene naturalmente il proposito di fare il quoziente familiare».

 

Su questo giornale Piero Ostellino ha detto che con l’attenuante della crisi Berlusconi ha disatteso la promessa più importante del suo governo, quella di una riduzione delle tasse. Il premier ieri ha detto che intende arrivarci per fine legislatura…

 

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