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LETTERA/ Senza visione strategica il futuro dell'Italia sarà solo un sogno

«Ho fatto un sogno: ho intravisto il nostro Paese come sarà tra cinque anni. Forse si trattava soltanto di un patriottico miraggio?» Saremo capaci di un nuovo Rinascimento? Se lo chiede GABRIELE GRECCHI

raffaello_scuola-ateneR375.jpg (Foto)

Caro direttore,

 

ho fatto un sogno: ho intravisto il nostro Paese come sarà tra cinque anni. Forse si trattava soltanto di un patriottico miraggio, ma nel sogno c’erano comunque uomini da tutto il mondo che mi parlavano dell’Italia come del Paese delle opportunità: tutti volevano visitarla, e non più solo per le sue bellezze naturali e artistiche. Dall’Africa e dall’Asia, dall' America del Nord e dall’America Latina, dall’Oceania e dal Medio Oriente, tutti desideravano poter arrivare nel nostro Paese per realizzare i propri sogni e le proprie ambizioni. E quelli che arrivavano ai nostri aeroporti e ai nostri porti non erano disperati, bensì erano donne e uomini di buona volontà e innamorati del nostro Paese avendolo anche soltanto visto in cartolina, pronti a donare la loro vita se fossero stati «adottati».


Un luogo dove non era possibile incontrare corporazioni o lobby di potere che limitassero l’iniziativa di imprenditori vivaci e dotati di quella capacità di vedere il mondo capovolto, fuori dagli schemi, per offrire nuove soluzioni a problemi vecchi, anticipandone anche alcune per quelli nuovi. Perché le logiche di potere non esistevano, non erano concepibili ed erano disincentivate da una fortissima e responsabile coscienza civica. Ciò che vinceva erano soltanto l’intelligenza e l’intraprendenza. Non c’era spazio per raccomandazioni o ingiustificabili favoritismi. Era un Paese dotato di numerosissimi distretti tecnologici e di conoscenza, dove le università e le imprese erano tanto integrate tra di loro da attirare brillanti menti anche dai Paesi emergenti, interessate a far fruttare la propria intelligenza in un contesto quasi rinascimentale.

 

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