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LETTERA/ Senza visione strategica il futuro dell'Italia sarà solo un sogno

Pubblicazione:sabato 4 settembre 2010

raffaello_scuola-ateneR375.jpg (Foto)

Al Sud si sfruttavano le favorevoli condizioni climatiche per ingegnare nuove tecnologie nel settore delle energie rinnovabili, al Centro si progrediva a velocità spedita nel campo della bioingegneria, con incredibili innovazioni nella soluzione ai problemi di mobilità di persone disabili. Al Nord si sviluppavano strumenti e risorse per l’incubazione di idee imprenditoriali legate al mondo della creatività, dell’arte e del turismo, favorendo un ulteriore progresso armonico delle incredibili risorse del nostro Paese. L’Italia del mio sogno era un luogo dove i cittadini correvano in competizione tra di loro per essere i migliori, i più preparati, i più smart, i più generosi, i più altruisti: la meritocrazia e l’onestà erano gli unici reali poteri in grado di far avanzare o indietreggiare la carriera di una persona, perché solo i migliori e i più onesti potevano portare il Paese a sfondare nuove barriere, superando soglie ritenute prima irraggiungibili, nel rispetto del dissenso e della libertà altrui.


E costoro avevano la responsabilità di agire e di portare con sé anche chi non ce la poteva fare da solo. Come un fratello maggiore nei confronti dei fratelli minori, i più capaci riuscivano a stimolare la curiosità e l’intraprendenza dei più pigri, creando un circolo virtuoso di imitazione positiva, dove l’onestà intellettuale e un innato senso etico facevano da comun denominatore. E il contesto era imperniato di pragmatismo e di una cultura di pace senza eguali nel resto del mondo: la concretezza dell’agire degli italiani era invidiata da anglosassoni e cinesi, da brasiliani e iraniani.

 

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