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SCENARIO/ Pelanda: ecco le domande a cui Tremonti e Brunetta non rispondono

Il governo è molto in ritardo nel definire una politica economica di espansione da accostare a quella del rigore. Il rcommento di CARLO PELANDA

Giulio Tremonti ieri al Workshop Ambrosetti (Ansa) Giulio Tremonti ieri al Workshop Ambrosetti (Ansa)

Il governo è già molto in ritardo per definire una politica economica di espansione da accostare a quella del rigore. Il rigore senza sviluppo annulla gli effetti del primo. Inoltre l’azione di rigore va qualificata per renderla più incisiva e mirata. Fino a che queste due azioni non verranno fatte, e bene, la ripresa in Italia resterà lenta.

Questa non è una critica al governo perché chi scrive si rende conto delle situazioni di emergenza in cui si è trovato dal 2008 in poi. Finora ha dovuto tappare i buchi di un modello economico inefficiente ed invecchiato nel quadro di una tempesta mondiale. E non si può dire, onestamente, che abbia fatto male. Da qualche mese la situazione è cambiata. La ripresa è lenta, ma l’economia sta girando di nuovo con i propri motori e questo vuol dire che l’emergenza è finita. Da qui in poi il governo deve, velocemente, attuare un politica economica, in particolare fiscale, che amplifichi la capacità spontanea di crescita del mercato e così accelerare la ripresa. Inoltre deve sperimentare un metodo diverso da quello “lineare” per definire i tagli di spesa pubblica, allo scopo di ottenere in qualche anno l’obiettivo del pareggio di bilancio per non aumentare il debito ed allo stesso tempo minimizzare l’effetto deflazionistico dei tagli stessi e renderli “intelligenti”.

La priorità, sul lato del rigore, è quella di definire quanta amministrazione pubblica e a quale costo sia veramente utile e necessaria. Perché la spesa da tagliare, per dare spazio alla detassazione stimolativa nell’ambito del pareggio di bilancio, non è solo quella classificata “spreco”, ma anche, e molto di più, quella che alloca denari fiscali per cose ed azioni che sono inutili.

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COMMENTI
06/09/2010 - si ma servono consigli meno demagogici (CARLO ANTONIO CROCICCHIA)

Fermo restando che non ho i titoli del dott. Pelanda, mi sembra alquanto demagogico e soprattutto inutile chiedere ai ministri di dare risposte in termini che politicamente non sono perseguibili, per lo meno in un Paese dove tutti sanno che l'amministrazione pubblica ha assorbito indiscriminatamente per decenni il precariato. Che i dipendenti pubblici, a tutti i livelli, siano in esubero, solo chi ne è parte può disconoscerlo, ovviamente in modo strumentale. Chi fruisce dei servizi sa invece che nell'accezione comune si considera insufficiente la propensione al lavoro e la grande disponibilità alla diserzione. Purtroppo la sindacalizzazione esasperata ai massimi livelli impedisce che l'Azienda/Stato possa gestire le risorse umane in modo strumentale rispetto alle esigenze, per cui, per il concetto tutto sindacale dei "diritti acquisiti" tutto resta immobile e immutabile. Ciò detto, suggerisco al dott.Pelanda, dall'alto della sua conoscenza e sapienza, di insegnare a chi può realmente decidere, come risolvere il problema degli esuberi in molti "rami d'azienda pubblica" e dirottarli dove occorrono realmente. E come risolvere il problema di chi non accetta il trasferimento. (e mi viene da ridere al pensiero di quanto è successo all'annuncio della cancellazione dei cosiddetti "enti inutili" che in realtà sono solo stati integrati in ambienti pubblici, ma che hanno difeso la loro casta, piccola o grande che fosse. Cordialmente