BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCENARIO/ Pelanda: ecco le domande a cui Tremonti e Brunetta non rispondono

Pubblicazione:

Giulio Tremonti ieri al Workshop Ambrosetti (Ansa)  Giulio Tremonti ieri al Workshop Ambrosetti (Ansa)

Per esempio, quanti dipendenti veramente servono allo Stato, Regioni e Comuni, ed enti derivati, per fornire un servizio amministrativo efficiente? Dopo la rivoluzione informatica certamente molto meno di quanti siano ora. Quanti? Non lo sappiamo con esattezza perché la materia non è mai stata studiata in quanto non vi è stata la volontà politica di farlo. Il ministro della Funzione pubblica Brunetta ha perseguito l’obiettivo di far lavorare di più i dipendenti statali, ma non ci ha detto quanti veramente servono e quanti no. E quindi non abbiamo un piano di riduzione dei costi a questo livello. Lo stesso in Comuni e Regioni ed enti collegati. Peggio, senza questo piano di risparmio non sappiamo quanto possiamo pagare di più insegnanti, poliziotti e medici ospedalieri, e personale assimilabile, che forniscono servizi assolutamente necessari e sono sottopagati.

 

In generale, il metodo di Tremonti di tagliare spesa imponendo a tutti i settori di spesa pubblica la medesima decurtazione è devastante. Da un lato, Tremonti non poteva fare altro perché era in emergenza e mancava nel governo una funzione con il compito di definire i diversi livelli di utilità e priorità della spesa. Dall’altro, così non si può andare avanti perché si rischia di tagliare l’essenziale e di mantenere il superfluo.

 

Inoltre, senza una strategia pensata è difficile che si possa tagliare la spesa in modo sufficiente da servire i due obiettivi di pareggio di bilancio prospettico e taglio delle tasse. Il secondo è vitale per la politica di espansione. Se non si lascia qualche soldo in più nelle tasche dei dipendenti, riducendo il carico fiscale in busta paga, sarà impossibile aumentare i consumi e, quindi, la crescita interna. Meno tasse e vincoli servono per incentivare più investimenti nelle imprese e, quindi, più occupazione oltre che export più competitivo. D’ora in poi il governo va incalzato affinché faccia queste cose.

 

www.carlopelanda.com

 

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
06/09/2010 - si ma servono consigli meno demagogici (CARLO ANTONIO CROCICCHIA)

Fermo restando che non ho i titoli del dott. Pelanda, mi sembra alquanto demagogico e soprattutto inutile chiedere ai ministri di dare risposte in termini che politicamente non sono perseguibili, per lo meno in un Paese dove tutti sanno che l'amministrazione pubblica ha assorbito indiscriminatamente per decenni il precariato. Che i dipendenti pubblici, a tutti i livelli, siano in esubero, solo chi ne è parte può disconoscerlo, ovviamente in modo strumentale. Chi fruisce dei servizi sa invece che nell'accezione comune si considera insufficiente la propensione al lavoro e la grande disponibilità alla diserzione. Purtroppo la sindacalizzazione esasperata ai massimi livelli impedisce che l'Azienda/Stato possa gestire le risorse umane in modo strumentale rispetto alle esigenze, per cui, per il concetto tutto sindacale dei "diritti acquisiti" tutto resta immobile e immutabile. Ciò detto, suggerisco al dott.Pelanda, dall'alto della sua conoscenza e sapienza, di insegnare a chi può realmente decidere, come risolvere il problema degli esuberi in molti "rami d'azienda pubblica" e dirottarli dove occorrono realmente. E come risolvere il problema di chi non accetta il trasferimento. (e mi viene da ridere al pensiero di quanto è successo all'annuncio della cancellazione dei cosiddetti "enti inutili" che in realtà sono solo stati integrati in ambienti pubblici, ma che hanno difeso la loro casta, piccola o grande che fosse. Cordialmente