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NUCLEARE/ È sicuro e vale più del turismo. Ma perché nessuno lo vuole?

centralenucleare_R375.jpg (Foto)

L’analisi non ha neppure dimenticato il ricorrente e fondato quesito sullo smantellamento finale e lo smaltimento delle scorie, illustrando le tecniche di riprocessamento del combustibile esausto. Nessun problema infine per gli approvvigionamento del combustibile, ovvero delle miniere di uranio: la disponibilità di materia prima è assolutamente superiore ai 100 anni.

 

 

Lo Studio ha poi cercato di quantificare i benefici per l’industria nazionale in caso di eventuale partecipazione alla filiera di realizzazione degli impianti, sia in Italia che (soprattutto) nel mondo. Per le sole centrali nazionali, qualora se ne realizzassero 8 per circa 13.000 MW, l’impatto occupazionale è pari a circa 3.000 posti di lavoro in centrale più oltre 6.000 nelle aziende dell’indotto. Il mercato mondiale della componentistica è stimato in circa 400 miliardi per i soli reattori già pianificati.

 

 

Vista la connotazione economica dell’uditorio di Cernobbio, la presentazione ha concluso valutando gli effetti del ritorno al nucleare sugli aspetti economici più rilevanti per la “competitività dell’Italia”. Il ritorno alla produzione nucleare avrebbe come risultato una maggiore produzione complessiva tra i 5 e gli 11 miliardi e l'occupazione tra i 40 e gli 80mila anni-uomo. Per ogni euro di produzione creati dal risparmio di costo elettrico si genererebbero nelle diverse ipotesi circa 2,5 euro aggiuntivi nell’economia italiana.

 

Si pensi che il turismo, uno dei settori con più alto potere di attuazione, ne genera circa 1,8. A questi effetti complessivi va indubbiamente aggiunto il fine primario di riduzione dei prezzi dell’energia ed anche della loro volatilità (legate alle fluttuazioni improvvise e irrazionali del barile del petrolio). L’interessante ricerca non ha omesso di indicare altri fattori: la crescita del capitale umano e delle competenze, l’integrazione ottimale della filiera energetica, un nuovo posizionamento geopolitico dell’Italia e rafforzamento della centralità dell’Italia nei rapporti con i Paesi della sponda sud del mediterraneo.

 

 

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COMMENTI
07/09/2010 - Peccato di omissione (Michele Donnanno)

Mi permetterà l'articolista di fargli la morale? L'omissione è un peccato che può essere più o meno grave a seconda dei casi. In questo caso, lo rassicuro, si tratta di peccato veniale, venialissimo da non accusare certo al confessore, ma più umilmente al solo lettore. Sono 4 mesi che il dicastero che dovrebbe occuparsi della questione è privo di una guida politica. Qualcuno vuole dirlo? Così, tanto per l'informazione..

RISPOSTA:

Caro Donnanno, forse lei non ha concluso la lettura dell'articolo, a pag. 3. "Tutto sembrava procedere fin troppo bene, ma tutto si è smorzato. Da oltre sei mesi a Roma si tace. Un silenzio assordante: dalla costituzione dell’Agenzia per la sicurezza ai criteri di individuazione dei siti, dal confronto con le Regioni al riconoscimento degli operatori industriali. Senza un adeguato impegno istituzionale e in assenza di un ministro allo Sviluppo Economico stiamo perdendo l’autobus". Non solo, ma aulla sciagurata mancanza di un titolare al dicastero l'autore ha dedicato anche un articolo di scenario: http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=84968.

 
07/09/2010 - Nucleare? Sì grazie! (celestino ferraro)

Se potessi mi permetterei di prendere per le orecchie tutti quelli che 23 anni fa ci costrinsero al carbone, al petrolio e similari, facendoci sprecare oltre 150 miliardi di euro (trecentomila miliardi di vecchie lire) e una tecnologia che andò raminga, e derelitti gli ingegni che la sostenevano. Se le considerazioni di oggi son valide, perché non si sostennero quando era necessario che si sostenessero? Possibile che la viltà e l'opportunismo POLITICO possano operare anche contro la nostra sopravvivenza come nazione industriale? Che cerchiamo? "Miseria e Nobiltà"? A quale costo? Si può essere più sciocchi? Sì! Si è potuto.