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NUCLEARE/ È sicuro e vale più del turismo. Ma perché nessuno lo vuole?

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Dalla relazione è emersa anche l’urgenza di una maggiore azione di comunicazione. Del nucleare si parla poco: nei telegiornali nazionali, negli ultimi anni, si è parlato di nucleare non più di due minuti al mese, con una punta un poco più significativa solo nella metà del 2008, quando il tema fu rilanciato dall’attuale governo. Sui giornali stessa solfa: meno di un articolo al giorno. Si viene così a produrre questo fenomeno: da un lato l’Italia ha le competenze per il ritorno al nucleare, ma dall’altro sembra mancare di consapevolezza e resta clamorosamente e ingiustificatamente al palo, mentre il resto del mondo nell’ultimo anno ha ancora accelerato e nel frattempo investe e procede, dalla Cina agli Stati Uniti, dal Regno Unito alla Corea del Sud: si prevede che nel 2030 saranno funzionanti quasi 900 reattori, rispetto ai 438 oggi operativi.

 

Un ministro, quello più autorevole, ha quindi riaperto il dibattito sull’energia. Ma il governo di cui lui fa parte nel contempo blocca lo sviluppo. Il nostro Governo aveva annunciato subito il proprio intervento già nell’aprile del 2008 e, in poco meno di un anno, nel luglio 2009 fu approntata e approvata la legge quadro di riferimento; come da tabella di marcia, lo scorso febbraio, sono stati approvati i decreti attuativi. Tutto sembrava procedere fin troppo bene, ma tutto si è smorzato. Da oltre sei mesi a Roma si tace.

 

Un silenzio assordante: dalla costituzione dell’Agenzia per la sicurezza ai criteri di individuazione dei siti, dal confronto (opportuno oltre che necessario) con le Regioni al riconoscimento degli operatori industriali. Senza un adeguato impegno istituzionale e in assenza di un ministro allo Sviluppo Economico stiamo perdendo l’autobus. L’impegno esplicito e la mobilitazione di ENEL ed EDF potrebbero non bastare. Il dossier energia giacente presso il Ministero dello Sviluppo Economico è pieno di priorità; al palo non c’è solo il nucleare.

 


Dalle norme sul Risparmio Energetico alla disciplina delle rinnovabili, dalla competitività del mercato del Gas alle nomine per il prossimo rinnovo dell’Autorità per l’Energia o il documento sulla strategia energetica nazionale. Gli uffici di Via Veneto, sede del dicastero, sono oberati ed intasati per scadenze e mole di lavoro da una agenda fittissima. Nel contempo l’energia, quella vera che muove ogni paese e la sua economia, in Italia va spegnendosi.



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COMMENTI
07/09/2010 - Peccato di omissione (Michele Donnanno)

Mi permetterà l'articolista di fargli la morale? L'omissione è un peccato che può essere più o meno grave a seconda dei casi. In questo caso, lo rassicuro, si tratta di peccato veniale, venialissimo da non accusare certo al confessore, ma più umilmente al solo lettore. Sono 4 mesi che il dicastero che dovrebbe occuparsi della questione è privo di una guida politica. Qualcuno vuole dirlo? Così, tanto per l'informazione..

RISPOSTA:

Caro Donnanno, forse lei non ha concluso la lettura dell'articolo, a pag. 3. "Tutto sembrava procedere fin troppo bene, ma tutto si è smorzato. Da oltre sei mesi a Roma si tace. Un silenzio assordante: dalla costituzione dell’Agenzia per la sicurezza ai criteri di individuazione dei siti, dal confronto con le Regioni al riconoscimento degli operatori industriali. Senza un adeguato impegno istituzionale e in assenza di un ministro allo Sviluppo Economico stiamo perdendo l’autobus". Non solo, ma aulla sciagurata mancanza di un titolare al dicastero l'autore ha dedicato anche un articolo di scenario: http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=84968.

 
07/09/2010 - Nucleare? Sì grazie! (celestino ferraro)

Se potessi mi permetterei di prendere per le orecchie tutti quelli che 23 anni fa ci costrinsero al carbone, al petrolio e similari, facendoci sprecare oltre 150 miliardi di euro (trecentomila miliardi di vecchie lire) e una tecnologia che andò raminga, e derelitti gli ingegni che la sostenevano. Se le considerazioni di oggi son valide, perché non si sostennero quando era necessario che si sostenessero? Possibile che la viltà e l'opportunismo POLITICO possano operare anche contro la nostra sopravvivenza come nazione industriale? Che cerchiamo? "Miseria e Nobiltà"? A quale costo? Si può essere più sciocchi? Sì! Si è potuto.