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FINANZA/ Gli "europeisti" dell'Ecofin? Aiutano le banche e penalizzano l'Italia

mercoledì 8 settembre 2010

Il consiglio dei ministri economici e finanziari europei – l'Ecofin – dando il via, martedì, alla prima forma strutturata di coordinamento delle politiche economico-finanziarie degli Stati membri, ha fatto un deciso passo avanti in direzione del progressivo superamento della sovranità nazionale sulla gestione dei conti statali. Come questo passo avanti sia compatibile con una parcellizzazione dei centri decisionali di entrata e di spesa quale sarebbe prevista dal disegno di legge italiano per il federalismo non è facile a capirsi e sarà ben difficile a farsi...

 

D'altronde, il caso-Grecia e il rischio-Spagna – oltre alle carsiche per quanto infondate paure di Francia e Germania sullo stato di salute finanziaria di Portogallo, Irlanda, Belgio e anche Italia – hanno creato il terreno ideale per questo scenario di accentramento decisionale, tanto più inquietante perché varato in assenza di una qualsiasi forma di reale coordinamento politico dell'Unione, vista la debolezza del Parlamento europeo.

 

Nei fatti, si sa che per ora il cosiddetto “Semestre europeo” sarà soltanto un meccanismo di monitoraggio tra Stati membri, con l'intento di coordinare le politiche economiche e le riforme strutturali dei paesi dell'Unione. A partire dal 2011, in teoria, episodi improvvisi come lo sfiorato crack della Grecia non dovrebbero più accadere. Ogni anno, a marzo, sulla base di un rapporto della Commissione, il Consiglio europeo individuerà per ciascun Paese le principali sfide economiche, emanando delle raccomandazioni generali sulle politiche da seguire, sulla cui base ad aprile i singoli paesi dovranno reimpostare i programmi di stabilità e di riforme nazionali nel campo di aree come occupazione e "inclusione sociale".

 

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