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FINANZA/ Gli "europeisti" dell'Ecofin? Aiutano le banche e penalizzano l'Italia

Pubblicazione:mercoledì 8 settembre 2010

Una seduta di Ecofin, il consiglio dei ministri economici e finanziari europei Una seduta di Ecofin, il consiglio dei ministri economici e finanziari europei

Ma intanto i Paesi membri si sono confermati più che mai divisi e per ora non se n'è fatto niente. Tassare le banche significa veramente disturbare il manovratore, ed è chiaro che su un punto così dirimente l'accordo politico non c'è. Ma sarà un bene o un male, per l'Italia, il rafforzarsi del “vincolo estero” sulla nostra politica economica?

 

Comunque si riveli, e comunque lo si voglia interpretare, sarà una sconfitta in più, visto che dopo otto anni dall'avvento dell'euro una maggior credibilità degli Stati più deboli – quindi non solo l'Italia ma anche il nostro Paese in questo gruppo – avrebbe potuto permettere non tanto di arrestare il cammino dell'integrazione delle politiche economiche, che sono già di fatto integrate dalla condivisione della valuta, quanto di imporne un sincronismo con l'integrazione politica e quindi condizionare questa nuova tornata di strumentazione comunitaria sulla politica economica alla contestuale ripresa del cammino della Costituzione europea, la famosa e ormai abbandonata Carta di Nizza.

 

Per finire con una zoomata sulle nostre povere cose, è evidente che l'unico politico italiano a uscire più forte dalle ultime decisioni Ecofin è il nostro ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che si conferma sempre più come il vero rappresentante dell'Italia su quei tavoli internazionali dove si decidono i famosi “saldi” macroeconomici che diventano poi le forche caudine sotto le quali ogni provvedimento di politica economica nazionale deve transitare. Bravo Tremonti, dunque, peccato che anche lui sia più un economista che un politico.

 

 



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