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NUCLEARE/ Conti (Enel): subito le regole o addio all'atomo

Pubblicazione:mercoledì 8 settembre 2010

Fulvio Conti (Imagoeconomica) Fulvio Conti (Imagoeconomica)

Settembre segna sempre la ripresa dei lavori parlamentari e tanti sono i temi che dovranno essere affrontati. Tra questi c’è forse il rischio di dimenticare quello del ritorno dell’Italia al nucleare. Se infatti l’obiettivo ambizioso è quello di avviare la prima centrale entro il 2020, bisogna far sì che la tabella di marcia non subisca ritardi già da subito. Come spiega Fulvio Conti, amministratore delegato di Enel, in questa intervista, entro la fine dell’anno occorre che sia effettivamente istituita l’ Agenzia per la sicurezza nucleare.

 

A che punto si trova l’Italia nel percorso verso il nucleare? La prima centrale potrà essere effettivamente avviata nel 2020?

 

Enel, insieme a EdF, ha formato un’alleanza con l’obiettivo di realizzare almeno la metà del programma nucleare annunciato dal governo italiano. È però indispensabile il completamento della cornice di regole e in quest’ambito è di particolare rilevanza l’istituzione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, di cui attendiamo il varo entro fine anno. Una volta completato il quadro di riferimento normativo, saremo in grado di attivare investimenti per circa 18 miliardi di euro e realizzare quattro reattori nucleari EPR di terza generazione avanzata. Se questo calendario sarà rispettato, potremo avere il primo megawattora da fonte nucleare entro il 2020.

 

Che ricadute potrebbe comportare in termini di tecnologia e di nuovi investimenti per il sistema industriale italiano il passaggio all’energia nucleare?

 

L’industria italiana oggi ha il potenziale per realizzare il 55-60% di un impianto. Circa 500 aziende aderenti a Confindustria hanno già manifestato interesse a partecipare alla futura filiera nucleare e si sono prequalificate negli incontri che abbiamo organizzato con loro nei mesi scorsi. Inoltre le industrie energivore potranno partecipare ai consorzi che possiederanno i nuovi reattori, garantendosi una quota di energia a prezzo di “fabbrica”. Sono anche assai significative le ricadute in termini occupazionali: si tratta di 600 persone assunte per l’esercizio e per la manutenzione dell’impianto, mentre la fase di costruzione coinvolge circa 3.000 persone per cinque o sei anni. Il ritorno del nucleare in Italia è dunque conveniente per tutti, e non solo da un punto di vista strategico per la differenziazione delle fonti di energia.

 

La domanda elettrica è correlata alla “salute economica” di una nazione. Vedete segnali di ripresa della domanda elettrica in Italia?

 

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