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NUCLEARE/ Conti (Enel): subito le regole o addio all'atomo

Fulvio Conti (Imagoeconomica) Fulvio Conti (Imagoeconomica)

Il controllo e l’integrazione di Endesa in Enel non solo è strategica ma pone il Gruppo ai massimi livelli di competitività globali. Le attività di Endesa in Spagna e in America Latina rappresentano circa la metà del margine operativo lordo di Gruppo: è grazie a queste attività che oggi Enel ha compiuto il salto dimensionale che l’ha proiettata nel novero delle grandi multinazionali dell’energia.

 

La Russia è un Paese su cui Enel ha scommesso molto in termini di investimenti e di collaborazioni con imprese locali; che risultati state ottenendo e che prospettive ci sono?

 

La Russia è un mercato promettente ed è in forte espansione. È il mercato in cui con maggior successo abbiamo costruito, come primi operatori esteri, una presenza verticalmente integrata, dall’upstream del gas, passando per la generazione di energia, fino al trading e alla vendita. Siamo inoltre intenzionati a consolidare la nostra leadership con ulteriori investimenti destinati ad aumentare l’efficienza, la capacità produttiva e gli standard ambientali dei nostri impianti.

 

Lo Stato italiano, come la quasi totalità degli stati europei, ha bisogno di ridurre il proprio debito e il deficit. Quanto sarà in grado Enel di contribuire a questo processo con il proprio flusso di dividendi?

 

Tra il 1999 e il 2009, in dieci anni, lo Stato italiano ha avuto da Enel 11,8 miliardi di euro in forma di dividendi, ha poi incassato 15,7 miliardi di euro sotto forma di imposte sul reddito e ulteriori 33,7 miliardi di euro sono arrivati alle casse del Tesoro dalla cessione, in più tranche, di quote di capitale Enel, fino all’attuale quota (diretta e indiretta) di poco più del 30%. In totale, dunque, Enel ha portato in dote allo Stato 61,2 miliardi di euro. Senza contare il contributo al sistema delle imprese italiane, quantificabile in circa 48 miliardi di euro di giro d’affari che interessa una media di 17.000 fornitori nazionali all’anno; i 33,5 miliardi di euro versati come stipendi e contributi previdenziali a una media nel decennio di 57 mila dipendenti e i 19,9 miliardi di euro di dividendi che sono andati in questi dieci anni a una media di 1,8 milioni di azionisti di cui la stragrande maggioranza italiani. Enel nei prossimi anni continuerà la politica di dividendi del 60% di pay-out, tra le più interessanti d’Europa, compatibile con una attenta gestione delle risorse destinate agli investimenti e alla riduzione del debito. A questo obiettivo sono dedicate anche le cessioni di attività non strategiche che stiamo conducendo.

 

Questo flusso può mettere a rischio il rating sul debito dell’azienda?

 

Con questa strategia basata su una sempre migliore efficienza, sull’incremento della redditività del nostro business sostenuta dalla diversificazione geografica e tecnologica che ci contraddistingue, saremo in grado di mantenere il rating sul debito nella classe “A”, quella cioè della massima affidabilità.

 

 

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