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FINANZA/ "Troppo grandi per fallire"? Forse ora tocca a Citigroup...

Alla scarsa credibilità sia delle banche che dei regolatori si aggiungono altri elementi di preoccupazione, come il recente crollo dell'export tedesco. L'analisi di MAURO BOTTARELLI

citigroup_muroR375.jpg (Foto)

La buonanima di mio padre mi ripeteva sempre che le bugie hanno le gambe corte. Detto fatto, anche la pantomima degli stress test - che contestiamo nel merito ormai da settimane - è crollata come un castello di sabbia. L'altro giorno la denuncia al riguardo del Wall Street Journal ha affossato i titoli bancari in Europa come negli Usa, trascinando al ribasso gli indici e facendo tornare di drammatica attualità la situazione di Citigroup, ancora in lotta con il punto di resistenza della prezzatura del titolo sotto pesante attacco di short: per molti analisti la prossima "too big to fail" a raggiungere Lehman potrebbe essere proprio lei.

 

D'altronde, cari lettori, come fidarsi e come orientarsi in un mondo in cui sia le banche che i regolatori chiamati a metterle sotto stress dicono bugie: non contabilizzano le posizioni short da coprire, non danno evidenze reali sulle esposizioni sovrane, mettono a bilancio assets assolutamente inutili in una situazione di stress. Lo diciamo da almeno due settimane, in tutte le lingue e lo abbiamo ripetuto anche martedì. Ora che in contemporanea lo ha certificato anche il Wall Street Journal e non solo Ilsussiadiario.net e quel catastrofista del sottoscritto, forse, la gente comincerà a crederci. E a vedere le banche e le istituzioni Ue per ciò che sono.


La Core Tier 1 ratio delle principali banche europee, tutte promosse tranne nove avendo superato l'asticella del 6, non supera in realtà l'1,7-1,9 per cento. Di più, i veri stress test che stanno conducendo le aziende private e che l'Ue sarà costretta a mettere in cantiere se non vorrà vedere concretizzarsi una sell-off pericolosissima dei titoli bancari, dovrà infatti prevedere il livello di 9 per la Core Tier 1, ovvero il 6 di prammatica più un 3 per cento denominato di "riserva cuscinetto" in caso di worst case scenario. La realtà, piaccia o non piaccia ai banchieri e ai cosiddetti regolatori, è questa. Punto.

 

Ma non solo le banche e la Borsa ci danno dei grattacapi e prefigurano un ulteriore periodo di difficoltà, anche i dati macro che il mese scorso avevo fatto stappare lo champagne a Jean-Claude Trichet. L'indice degli ordinativi industriali tedeschi, infatti, è sceso inaspettatamente del 2,2 per cento rispetto al dato di giugno, segno di un ripresa lentissima nell'eurozona e del fatto che il boom dell'export di Berlino ha già perso il suo momentum: quando noi parlavamo di contingenze favorevoli e non di crescita solida e strutturale venivamo tacciati di miopia pessimistica. Ecco a voi il responso dell'oculista del mercati!


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