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FINANZA/ "Troppo grandi per fallire"? Forse ora tocca a Citigroup...

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Lo sperato decouple tedesco rispetto alla situazione dell'economia globale era solo un sogno della signora Merkel, alla quale ora converrà stare con gli occhi bene aperti visto che in luglio, dopo tre mesi di crescita, anche l'export è sceso dell'1,5 per cento da giugno. Un dato di normalizzazione dopo un trimestre turbo, certo ma che se inserito in un contesto europeo a forte rischio recessivo da qui a fine anno potrebbe accelerare il processo di Ue a due velocità, visto che per reggere il peso di un'unione da tenere insieme a tutti i costi la Germania dovrebbe accettare un periodo nemmeno troppo breve di inflazione al 5 per cento.

 

Chi ha già perso il sonno, sono invece i mille dipendenti della Johnny Walker in Scozia, licenziati dalla sera alla mattina (e se si licenzia nell'industria del whisky proprio nella sua patria natia, c'è poco da stare allegri) e in cui potrebbero cascare presto i 10mila dipendenti di Connaught, azienda legata al settore immobiliare, che ieri ha bloccato la trattazione del suo titolo sull'indice Ftse 100 della Borsa di Londra e che ha detto a chiare lettere di essere sull'orlo del collasso. Insomma, è "main street" a piangere, non i "fat cats" della City. E questa realtà porta con sé un rischio enorme non calcolabile da analisti e indici: quello di instabilità sociale.

 

Anzi, nel caso della Grecia, addirittura di “guerra civile” per usare le parole esatte pronunciate dal direttore del prestigioso IFO Institute di Monaco, il professor Hans-Werner Sinn, al Workshop Ambrosetti di Cernobbio. Per Sinn, «questa tragedia non ha una soluzione. La politica di "svalutazione interna" forzata, la deflazione e la depressione potrebbero portare con sé il rischio di una Grecia in bilico verso un clima da guerra civile. E' impossibile tagliare gli stipendi e i prezzi del 30 per cento senza mettere in preventivo scontri di piazza. Si sarebbe dovuto lasciar andare la Grecia in bancarotta senza misure di salvataggio. Tutte le altre alternative sono terribili ma la meno peggio era quella di vedere quel paese fuori dall'eurozona, anche se questo avrebbe distrutto le banche greche. La Grecia avrebbe dovuto andare in default nel periodo tra il 28 aprile e il 7 maggio, senza vedersi promettere denaro dall'Ue».

 

Ma, soprattutto, il fatto di non prevedere nel piano di salvataggio un haircut per le banche, si è trasformato in un invito per le stesse al moral hazard, la madre di tutte le cause di questa crisi. Per Sinn, «dovrebbe esserci una procedura di quasi insolvenza per le nazioni. I creditori devono accettare un haircut prima che un solo centesimo arrivi nei piani di salvataggio, altrimenti non avremo mai una disciplina del debito nell'eurozona. Siamo onesti, oggi siamo in pieno nella seconda ondata di crisi greca». In effetti, c'è poco da dar torto al cattedratico tedesco.

 

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