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SCENARIO/ 1. Pelanda: così Europa e Usa possono evitare una nuova recessione

Gli scenari economici mostrano la probabilità crescente di una forte ripresa, ma anche rischi gravi sia di inflazione, sia di insolvenza dei debiti sovrani. Il commento di CARLO PELANDA

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Gli scenari economici mostrano la probabilità crescente di una forte ripresa in America e in Europa, e in Italia, ma anche rischi gravi sia di inflazione, sia di insolvenza dei debiti sovrani. Tale situazione ha portato Tremonti ha dichiarare che la crisi non è finita; Trichet, presidente della Bce, a prendersela con i governi incapaci di rigore; Greenspan, ex-presidente della Riserva federale statunitense, a lanciare un allarme sulla tendenza del debito americano ad andare fuori controllo; ecc.

Ma ha anche alimentato un miriade di commenti ottimistici sostenuti da tanti segnali che indicano il rimettersi in moto dei settori più colpiti dalla recessione in ambedue i continenti, nell’ambito di una domanda globale che resterà elevata nonostante il raffreddamentodella crescita cinese nel primo semestre 2011. L’immagine di sintesi è che la ripresa sta in effetti accelerando, ma in un contesto di pericolosa megadistorsione nel ciclo del capitale. Cerchiamo di capirla meglio.

Per contrastare la recessione - che non è stata globale, ma solo europea e americana - governi e Banche centrali hanno inondato il sistema di liquidità, aumentando l’indebitamento, portando il costo del denaro quasi a zero e, perfino stampando, di fatto, soldi. Ma tale liquidità, semplificando, è arrivata solo in piccola parte all’economia reale per aumentarne la crescita. La gran parte è rimasta “chiusa” in un ciclo solo finanziario.

Due i motivi principali, tra i tanti: (a) le banche, invece di aumentare il credito, hanno impiegato i soldi in operazioni finanziarie speculative allo scopo di coprire velocemente i loro buchi di bilancio; (b) gli attori economici non hanno avuto sufficiente fiducia per tornare a investimenti produttivi e aumentare i consumi.


COMMENTI
11/01/2011 - Piccolo mondo cresce (giorgio cordiero)

...Un aumento spropositato delle scorte in magazzino.D)L'Afica ancorauna volta è la valvola di sfogo delle tensioni mondial, ma anche li la gente ormai è acculturata e non sopporta più le vessazioni, quindi il terrorismo fondamentalista diviene pretestuoso , mascherando un disagio civile che sa di rivoluzione francese del 2000. Insomma finiamola con i particolarismi. La quadra si trova solo se si esce dalla contrapposizione politica e ci si avvia verso una vera e sana economia di mercato globale che non sia inficiata dalla fuffa degli algoritmi finanziari che malcelano riusciti (finora) tentativi di speculazione di singole persone (enti, multinazionali, banche , potentati) che con la vecchia regoletta del dividi et impera, giustificato dalla cultura universitaria e supportato, dal tentativo di inculcare una cultura di controllo di una realtà ( la finanza) che contiene talmente tnte variabili da non poter essere controllata...riesce a distogliere le menti dal vero semplice obiettivo finale: il bene di tutta la comunità finanziaria globale, troppo interconnessa e correlata perchè anche solo un pezzetto di essa sia abbandonata al caso , o cada vittima di ideologie opportuniste.

 
11/01/2011 - un piccolo mondo (giorgio cordiero)

Mi sa che ragionare in termini contrappositivi tra Europa, Asia, Africa ed America faccia il gioco degli speculatori finanziari. La realtà va compresa in modo logico e schematiconel suo complesso.Questa sera ascolto Angeletti al tg che dice che in Italia occorre cominciare a ragionare come in Germania ed In Francia (alla VW solo due scioperi in venti anni)ed afera che questi stati sono i due con i quali dobbiamo COMPETERE. Finchè si pensa ch il resto dell?europa sia solo un competitor (cosa vera per la Fiat, ma non per lo stato Italia)e non si considrano invec i membri dell'Europa come un collaborator..beh..non si va da nessuna parte. Analisi...A)La produttività europea non può crescere nei prossimi anni perchèi consumi interni sono fermi ed i mercati sono saturi e pieni di sovraprodotto (di ogni genere). B)L'America cresce indipendentmente dalla domanda interna e nonostante l'apprezzamento del dollaro perchè la cultura del capitale spinge parte degli investitori a produrre , o a sovraprodurre, creando inflazione monetaria, ma cnhe di prodotto.C) la Cina possiede il 40% delle riserve di liquidità di tutto il pianeta e può (anzi deve) sostenere debiti pubblici europei (come già fece con gli USA) perchè deve poter VENDERE i suoi prodotti in Europa (la sovraproduzione in Cina è già una realtà) , deve fare ciò anche per avere ua crescita interna sotenibile, deve evitare di aumentare troppo gli stipendi dei cinesi, altrimenti perderebbe di competitività e si troverebbe con.

 
10/01/2011 - Finanziare gli investimenti produttivi (attilio sangiani)

Se il sistema bancario impiega il "denaro facile" offerto dagli istituti di emissione a costo zero o prossimo a zero speculando sulle materie prime ( dall'oro ai cereali...),anzichè finanziando gli investimenti "rischiosi" ma produttivi nella economia reale,mi pare assolutamente necessario provvedere. Infatti l'Africa del Nord è in subbuglio proprio per l'aumento abnorme delle derrate alimentari. Bin Laden si infiltra ovunque trova disagi sociali. Infatti la ripresa è stentata,la disoccupazione non diminuisce,i giovani ne soffrono.... . Ma come intervenire ? Anche a me pare che Maastricht vada "stretta" all'Europa. Credo che occorra scorporare dall'indebitamento pubblico quella parte che è strettamente destinata a far aumentare il PIL reale.Questo, aumentando,garantisce i sottoscrittori del debito pubblico. I titoli in euro,emmittendi dalla BCE,secondo la saggia proposta di Tremonti, dovrebbero,appunto,finanziare solo gli investimenti produttivi privati,e,tra quelli pubblici, quelli ( come,ad esempio, le "grandi opere" ) che sono forieri di nuovi "beni reali" e di maggiore occupazione . In altre parole: la CEE e,più precisamente,la "zona Euro" debbono darsi una mossa in tale direzione. Ormai la Scienza Economica è concorde sulla necessità di una nuova "politica anticiclica",aggiornata quanto è necessario,nelle mutate circostanze,rispetto a quelle esistenti nel '29 Keynesiano.

 
10/01/2011 - Cavoli (Diego Perna)

Si lo so che l'Europa non ce lo permetterebbe, ma alla fine non sarebbe conveniente anche per il vecchio continente che in Italia togliessimo un pò di pesi alle imprese,riducendo le tasse in maniera significativa, agevolando nuovi investimenti, cosi da favorire non solo a parole, questa ripresa che tutti invochiamo. Se il debito pubblico aumenta in ogni caso, anche con i cordoni della borsa così stretti che se fosse la cinta dei pantaloni non potremmo neppure respirare, che senso ha proseguire su questa strada che non ha sbocchi. Accusare le banche di fare ciò che fanno ormai con naturalezza, cioè cercare tramite speculazioni di ripianare al volo i bilanci, è come dire ad una tigre affamata di lasciare libera la gazzella che ha sotto i denti,con la differenza che le banche non lo fanno per istinto. Sperare in una sorta di ripresa senza intervenire dove va fatto, cioè sulla ricerca, sul lavoro per i giovani e per gli adulti disoccupati utilizzando risorse economiche, in un sistema che si mette in moto solo con il denaro e non con i discorsi, anche se bellissimi, , ha bisogno proprio di soldi. Indebitarsi per indebitarsi, dovendo aumentare anche i rendimenti dei titoli di Stato, alla fine val la pena farlo per sostenere in concreto la ripresa. Dovrebbero capirlo anche in Europa, sennò , come dicevo saranno cavoli amari e me i cavoli non sono mai piaciuti, manco normali.Buona Giornata e buona settimana.