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FINANZA/ 1. C’è un piano che può mettere l’Europa nei guai

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Superficialmente somiglia a un’assicurazione, poiché permette al compratore di acquistare una protezione nell’eventualità che un debitore, in questo caso gli Stati che emettono debito o le banche che si rifinanziano, non riesca a onorare gli impegni presi. Se ciò si verifica, la società che vende la cosiddetta “assicurazione” è obbligata ad aiutare l’acquirente a recuperare le perdite. Tuttavia, a differenza di un contratto di assicurazione, l’acquirente di un cds non deve necessariamente possedere una porzione dell’attività oggetto della speculazione.

 

Anzi, l’investitore che scommette sull’inadempienza di un operatore ha ogni incentivo a fare in modo che questo avvenga: in questi casi, acquistare un cds è come stipulare un’assicurazione contro gli incendi su una casa che non si possiede e poi cercare di appiccare il fuoco. Ecco spiegata, quindi, la danza dei cds scatenatasi ieri mattina, quando la bozza ha rivelato che il piano comunitario verrà applicato a tutte le classi di debito senior, su una base di valutazione caso per caso dipendente dal tasso di rischio sistemico, ovvero il potenziale contagio che può avverarsi in caso di default dell’istituto.

 

Ma peggio ancora per le banche, la nuova regolamentazione garantirà la “presenza permanente” di ispettori europei negli uffici degli istituti sospetti. Inoltre, ogni anno si terrà uno stress test finalizzato a testare la resistenza della banca «a uno scenario di shock di bassa probabilità ma alto impatto». I regolatori, infine, potranno imporre al cda di licenziare dirigenti, ridurre l’esposizione alla leva, vendere assets o ristrutturare il debito: insomma, un vero e proprio commissariamento che in casi estremi consentirà il potere preventivo di controllo dell’intera banca e la decapitazione del top management, ad esempio quando la ratio di capitale Tier 1 scende sotto un livello prefissato (ovvero la “classe principale” del patrimonio di una banca composta da capitale azionario e riserve di bilancio provenienti da utili non distribuiti al netto delle imposte). Come se questo non bastasse, le banche più forti saranno chiamate a coprire i costi del fallimento dei colleghi più deboli, creando nelle intenzioni della Commissione un ulteriore cuscinetto di sicurezza tra l’industria finanziaria e i contribuenti.



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