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Economia e Finanza

SCENARIO/ 1. Fortis: ci vorrebbe la Russia per salvare i “consumi” italiani

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Secondo me, parlare di ritorno al passato non ha senso. Credo che nel complesso emerga un quadro di criticità imposto dall’austerità che la crisi porta inevitabilmente con sé. I nostri consumi, data l’assenza di bolle, già crescevano relativamente poco, non sono crollati nel corso della crisi e si stanno riprendendo abbastanza velocemente. Ma dato che non si è ancora tornati a costruire ricchezza, le famiglie sono molto restie a intaccare i propri patrimoni, soprattutto quando il tasso di disoccupazione non accenna a scendere.

 

In questo senso la situazione è resa ancora più grave dal livello della disoccupazione giovanile.

 

La disoccupazione giovanile in Italia è esattamente come in Svezia, ed è un fenomeno legato alla crisi degli occupati "anziani" nell’industria, nei servizi, nell’edilizia. Questi sono sempre meno occupati e i loro figli, di conseguenza, trovano meno prospettive di lavoro. Si tratta di una conseguenza della delocalizzazione delle attività lavorative dall’Occidente all’Asia: il lavoro che è andato via non tornerà più indietro. Del resto dopo una crisi come questa, il mondo non sarà più lo stesso.

 

Cosa intende dire?

 

Se andiamo a vedere quel che capitò dopo il ’29, possiamo notare che dopo 10 anni la ricchezza delle famiglie americane era ancora inferiore ai livelli pre-crisi. Ritengo che fino a quando non si saranno ricostituiti i patrimoni, i consumi stagneranno, i Pil resteranno fermi e la situazione non migliorerà di molto. Sono abbastanza pessimista rispetto ai prossimi mesi. Il surplus tedesco, negli ultimi mesi, sta calando e resta comunque sotto la quota pre-crisi, mentre negli Usa i livelli occupazionali restano depressi e l’edilizia impiegherà forse 5-6 anni prima di riprendersi. Con queste pre-condizioni generali, nonostante sia stato evitato il pericolo deflazione, la situazione resta molto difficile.

 

Proprio ieri, però, il presidente della Bce, Jean Claude Trichet, ha detto che l’economia mondiale sta registrando una ripresa migliore delle attese.