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FIAT/ Ecco perché Mirafiori e Pomigliano non bastano a far “vincere” Marchionne

Il problema di Fiat, spiega SERGIO LUCIANO, non è solo la produttività degli stabilimenti. Basta guardare a quello che ha fatto e fa Volkswagen

Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica) Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)

La casa Fiat sta bruciando, e il pompiere Marchionne ha più che ragione a dire che l’unica salvezza stia nel por mano agli idranti. Peccato però che Marchionne non sia un fungo manageriale spuntato l’altro ieri, ma stia gestendo da ormai sei anni quella stessa casa, costruita (non da lui) in un brutto legno infiammabile nei decenni precedenti, e peccato che in questi sei anni, pur tra tante altre cose giuste fatte, non sia stato capace anche di darle almeno una mano di vernice antincendio, pur sapendo benissimo che non basta sedare le fiamme oggi per farla prosperare anche domani, se non si riesce contemporaneamente appunto a riverniciarla o, meglio, a ricostruirla in mattoni.

 

Chiusa la metafora, la sua trasposizione è facile: importare ritmi produttivi e schemi organizzativi polacchi in Italia, come avverrà a Pomigliano e a Mirafiori per l’aut-aut di Marchionne (“o così, o si chiude”), è effettivamente oggi l’unico modo per incrementare la produttività di quegli stabilimenti ai livelli necessari per renderne profittevole la squalificata produzione. Quindi Marchionne ha ragione a pretenderlo, e Cisl e Uil hanno ragione ad accettarlo.

 

Però quando Marchionne lancia i suoi proclami e parla di “prese per i fondelli”, masticando amaro per i continui richiami del presidente Napolitano al valore della concertazione e del negoziato, farebbe meglio a tacere e a riflettere almeno tra sé e sé - visto che attorno a lui la striminzita cerchia dei manager ”resistenti” difficilmente oseranno eccepire nulla al loro “lider maximo”, pena il defenestramento che ne ha già colpiti tanti - sul fatto che la Fiat dovrebbe intanto fare anche dell’altro, oltre che “colonizzare” Mirafiori e Pomigliano.

 

Dovrebbe, per esempio, riuscire a imitare la Volkswagen, la quale riesce a essere produttiva e profittevole anche nei suoi stabilimenti in Germania, dove gli operai lavorano 34 ore alla settimana guadagnando 2500 euro netti al mese grazie sì alla flessibilità assoluta nei turni e nell’organizzazione, ma soprattutto alla sapiente politica di gamma fatta da quel gruppo nei dieci anni precedenti: una gamma d’alta qualità, che trasfonde nei suoi prodotti un “valore aggiunto” tale da giustificare altri prezzi e alti margini di contribuzione, quelli che servono a remunerare il più caro e qualificato lavoro delle maestranze.

 

E non a caso la Volkswagen nel 2010 ha portato le sue vendite a 4,5 milioni di vetture, con una crescita del 13,9%, mentre la Fiat lo scorso anno ha perso il 16,7% nelle vendite, quasi il doppio del calo del mercato italiano dell’auto (-9%), lasciando ai concorrenti perfino in Italia una quota di mercato del 2,7%, proprio a causa della carenza della gamma di vetture offerte. Il verbo di Marchionne dice che è inutile investire sui modelli quando il mercato non tira. È probabile che alla Volkswagen siano stati molto soddisfatti che lui la pensasse così.


COMMENTI
12/01/2011 - antica ed eterna danza (giorgio cordiero)

Marchionne è comunque un dipendente? Vero, ma anche il buon Rossignolo lo è stato prima di lui, ma ora ha rilevato il marchio "DETOMASO" , ha comperato gli ex stabilimenti Pininfarina di Grugliassco (to), ha comperato una ex fabbrica dismessa in Toscana e si prsenta come il possibile miglior acquirente per lo stabilimento Fiat di Termini Imerese. Il suo progetto industriale prevede di produrre a Grugliasco 15 suv di mega lusso al giorno, per competere in qualità e prezzo con POrsche, BMW ecc. I motori saranno prodotti dalla Vuemme (ricordate l'alfetta 2.4, l'Alfa 75 e la chrysler voyager?)...A regime Rossignolo prevede di assumere 1400 persone...Mica esiste solo mla Fiat in Italia. Marchionne? Bisognerebbe fargli un monumento: con il referendum lascia agli operai la libertà di scegliere tra lavorare per lui , o andare a fare domanda da qualcun altro, magari da Rossignolo stesso. La gente deve capire che il posto di lavoro non è uno stipendificio (io a quando avevo 16 anni lavoravo come metalmeccanico a cottimo e senza contratto e lo rifarei se fossi nella necessità, domani senza problemi). Esistono diritti ,ma anche doveri e sono davvero contento che ai sindacati venga ridimensionata la figura di rappresentanza. Io ho restituito la tessera del sindacato quasi subito. Per me sono davvvero mangiapane a tradimento, specie la FIOM. Sono fiero di essere considerato un demagogo perchè i fatti mi stanno dando ragione.Se questa è demagogia allora le ragioni del NO al referendum?

 
12/01/2011 - come sempre molto carente di marketing (Fabrizio Terruzzi)

la Fiat è come sempre molto carente di marketing. Sono stato casualmente oggetto di loro ricerche di mercato (telefoniche) per molto tempo. La loro qualità mi è parsa penosa. Conosco per esperienza diretta di lavoro il marketing delle grandi multinazionali di beni di largo consumo fin dagli anni '60 e credetemi in Fiat sanno solo vagamente cos'è. La loro mentalità è ancora ingegneristica e orientata alla produzione. Cosa ci vorrebbe ad assumere un direttore marketing, scusatemi il termine, "con le palle", che gli chiarisca le idee?. Solo una chiara visione del problema che Marchionne non ha. Conosce poco la materia ed è questo un suo vero punto di (grande) debolezza. Ho paura che i modelli di prossima introduzione lo confermeranno.