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FIAT/ Ecco perché Mirafiori e Pomigliano non bastano a far “vincere” Marchionne

Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica) Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)

Ma Marchionne di queste cose non parla: e, per carità, dal suo punto di vista è anche comprensibile. Il manager canadese - che è abruzzese di nascita, ma certo non di cultura, né di gusti - non si considera responsabile delle carenze ereditate dal passato. Lui non c’era, quindici, vent’anni fa, alla Fiat, quando le precedenti gestioni, anch’esse in questo miopi - pur se su altre fronti meritevoli - non riuscivano a riqualificare la gamma, e anzi lasciavano che i due marchi “alti”, cioè Alfa e Fiat, perdessero quote di mercato e praticamente sparissero dalla vetrina internazionale dopo gli ultimi successi della Thema e della 164. Marchionne non c’era, e quando è diventato amministratore delegato della Fiat - il primo giugno del 2004, dopo la morte di Umberto Agnelli - nessuno dei grandi banchieri europei avrebbe scommesso sul futuro roseo che il gruppo ha invece saputo ritrovare: al contrario, sulle labbra di tutti c’era la parola “fallimento”.

 

Quindi, onore al merito: Marchionne ha tagliato i costi come non mai, decimato la dirigenza riducendola a una specie di milizia speciale votata alla causa come nessun’altra, ha bluffato alla grandissima con la General Motors, inducendola a pagare fior di soldoni a Fiat Spa pur di non comprare Fiat Auto, dribblato le banche sul prestito convertendo - in sostanziale quanto indimostrabile intesa con la famiglia Agnelli - per non finire nelle loro mani… e ha indubbiamente battuto un colpo sui modelli piccoli, con la Nuova Panda prima e con la Nuova Cinquecento poi (che ha trovato entrambe già abbozzate nei cassetti degli ingegneri torinesi). Ma qui si è fermato: fino alla grandissima occasione colta con la Chrysler, ancora una volta un’operazione più finanziaria che industriale.

 

Rilevando la Chrysler dal prefallimento, grazie a un finanziamento-monstre dei governi americano e canadese indotto dal loro timor-panico di veder fallire una delle aziende-simbolo dell’industria nordamericana, Marchionne ha posto le premesse per comprarne il controllo per una miliardata di euro, come accadrà probabilmente entro il 2011: geniale. E utilizzandone le buone piattaforme industriali, la vasta gamma di modelli di grandi dimensioni e, in qualche caso (Jeep) di buona qualità, pensa di ritrovare anche per i marchi Fiat la strada del mercato di alta qualità (e prezzo): auguri, non sarà però automatico, né facile, perché tradizionalmente, e salvo le Jeep, i marchi Chrysler fuori dagli Stati Uniti non sono mai andati forte.

 

Peccato che comunque quelle produzioni servano già per saturare gli impianti statunitensi, e che quindi il loro trasferimento in Italia possa e debba semmai servire una domanda aggiuntiva, quindi a oggi tutta virtuale, di quei modelli nel nostro Paese e in Europa, una domanda ancora da individuare, stimolare, ecc.


COMMENTI
12/01/2011 - antica ed eterna danza (giorgio cordiero)

Marchionne è comunque un dipendente? Vero, ma anche il buon Rossignolo lo è stato prima di lui, ma ora ha rilevato il marchio "DETOMASO" , ha comperato gli ex stabilimenti Pininfarina di Grugliassco (to), ha comperato una ex fabbrica dismessa in Toscana e si prsenta come il possibile miglior acquirente per lo stabilimento Fiat di Termini Imerese. Il suo progetto industriale prevede di produrre a Grugliasco 15 suv di mega lusso al giorno, per competere in qualità e prezzo con POrsche, BMW ecc. I motori saranno prodotti dalla Vuemme (ricordate l'alfetta 2.4, l'Alfa 75 e la chrysler voyager?)...A regime Rossignolo prevede di assumere 1400 persone...Mica esiste solo mla Fiat in Italia. Marchionne? Bisognerebbe fargli un monumento: con il referendum lascia agli operai la libertà di scegliere tra lavorare per lui , o andare a fare domanda da qualcun altro, magari da Rossignolo stesso. La gente deve capire che il posto di lavoro non è uno stipendificio (io a quando avevo 16 anni lavoravo come metalmeccanico a cottimo e senza contratto e lo rifarei se fossi nella necessità, domani senza problemi). Esistono diritti ,ma anche doveri e sono davvero contento che ai sindacati venga ridimensionata la figura di rappresentanza. Io ho restituito la tessera del sindacato quasi subito. Per me sono davvvero mangiapane a tradimento, specie la FIOM. Sono fiero di essere considerato un demagogo perchè i fatti mi stanno dando ragione.Se questa è demagogia allora le ragioni del NO al referendum?

 
12/01/2011 - come sempre molto carente di marketing (Fabrizio Terruzzi)

la Fiat è come sempre molto carente di marketing. Sono stato casualmente oggetto di loro ricerche di mercato (telefoniche) per molto tempo. La loro qualità mi è parsa penosa. Conosco per esperienza diretta di lavoro il marketing delle grandi multinazionali di beni di largo consumo fin dagli anni '60 e credetemi in Fiat sanno solo vagamente cos'è. La loro mentalità è ancora ingegneristica e orientata alla produzione. Cosa ci vorrebbe ad assumere un direttore marketing, scusatemi il termine, "con le palle", che gli chiarisca le idee?. Solo una chiara visione del problema che Marchionne non ha. Conosce poco la materia ed è questo un suo vero punto di (grande) debolezza. Ho paura che i modelli di prossima introduzione lo confermeranno.