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Economia e Finanza

FIAT/ Ecco perché Mirafiori e Pomigliano non bastano a far “vincere” Marchionne

Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)

Gli investimenti che Marchionne promette per “Fabbrica Italia” sono di un massimo di 20 miliardi di euro: ma di sicuri se ne vedono per ora solo 1,4 miliardi. Basteranno per riqualificare la produzione Fiat o finirà che tra tre o quattro anni dalla produttività e dall’organizzazione polacche Mirafiori e Pomigliano dovranno scendere ulteriormente ai livelli vietnamiti o thailandesi? A inseguire il basso costo del lavoro tipico dei paesi asiatici nei Paesi europei non si va da nessuna parte: non funziona, perché laggiù lavorano ormai abbastanza bene e si accontentano di stipendi da fame. Non sarà con l’arma del costo del lavoro che le industrie automobilistiche occidentali potranno competere a lungo. Come dire che la formula Marchionne è oggi tatticamente l’unica perseguibile, e quindi turandosi il naso va accettata, ma alla lunga non basterà.

 

Infine, la flessibilità e la produttività brillantissime che permettono agli stabilimenti Volkswagen in Germania e, da un po’, anche a quelli Chrysler in America di essere competitivi, non solo sono remunerate meglio di quanto lo saranno in Italia, ma trovano riscontro anche - soprattutto nel caso tedesco, ma sia pur meno anche in quello statunitense - in un livello di concertazione costante sui piani industriali tra azienda e rappresentanti dei lavoratori, soggetti presenti in organismi societari direttivi come i consigli di sorveglianza di Stoccarda o addirittura le assemblee degli azionisti di Detroit.

 

Ora, tutto si può dire sulle capacità di Marchionne, ma non c’è dubbio che fino a oggi la sua gestione accentrata ha prodotto, tra tanti risultati positivi, anche il danno collaterale di un esodo costante di ottimi manager subito riacquisiti dal mercato (in vari casi proprio dal gruppo Volkswagen, com’è accaduto al “padre” della Nuova Cinquecento Luca De Meo). Nel luglio del 2007, presentando la bellissima vetturetta nella memorabile conferenza-stampa-show di Torino, Marchionne stupì tutti quando volle precisare di essere stato lui, personalmente, l’autore del testo dell’efficace spot televisivo che elevava la Cinquecento a simbolo virtuoso dell’Italia migliore.

 

Stupì tutti, perché se quella sua affermazione rispondeva a verità, com’era pure doveroso pensare, veniva da chiedersi come mai ne avesse trovato il tempo e perché mai il capo di un gruppo come quello ritenesse di essere più bravo di tutti i creativi, interni ed esterni, che erano stati mobilitati sul progetto dello spot. E basta un minimo di conoscenza dei comportamenti ricorrenti nella storia delle imprese da parte dei capi-azienda per capire che l’uomo è ormai ampiamente entrato in quella fase in cui si è portati a credere, o quantomeno a ostentare, un’onnipotenza che di solito è cattiva consigliera. Come ha confermato - del resto - rispondendo in modo inconsapevolmente surreale alle critiche dei sindacalisti Fiom sui suoi maxi-emolumenti, e cioè dicendo che lui quei soldi li merita perché “fa una vita infernale”, come se la giornata di un capo-azienda non durasse 24 ore quanto quella di chiunque altro.

 

Marchionne - intendiamoci - i suoi maxi-guadagni se li è finora meritati, visto che sul mercato manageriale globalizzato un personaggio come lui guadagna appunto tantissimo, e visto che al giorno d’oggi tanti personaggi dello spettacolo o dello sport guadagnano pur sempre più di lui. Ma non è evocando sovraumani sacrifici e mitologiche capacità che si possono giustificare queste storture del mercato: se uno ci tiene proprio a intascare 120 milioni di euro, tra stipendio e stock-options, se li prenda, se ne consideri fortunato e prosit; ma non ci faccia sopra pure il martire, e se gli avanza tempo per altro che per il suo ego, magari ne regali qualcuno, di quei milioni, a chi proprio non ce la fa, a tenere i ritmi della sua produttività. E non merita per questo l’ignominia e la morte per fame.

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COMMENTI
12/01/2011 - antica ed eterna danza (giorgio cordiero)

Marchionne è comunque un dipendente? Vero, ma anche il buon Rossignolo lo è stato prima di lui, ma ora ha rilevato il marchio "DETOMASO" , ha comperato gli ex stabilimenti Pininfarina di Grugliassco (to), ha comperato una ex fabbrica dismessa in Toscana e si prsenta come il possibile miglior acquirente per lo stabilimento Fiat di Termini Imerese. Il suo progetto industriale prevede di produrre a Grugliasco 15 suv di mega lusso al giorno, per competere in qualità e prezzo con POrsche, BMW ecc. I motori saranno prodotti dalla Vuemme (ricordate l'alfetta 2.4, l'Alfa 75 e la chrysler voyager?)...A regime Rossignolo prevede di assumere 1400 persone...Mica esiste solo mla Fiat in Italia. Marchionne? Bisognerebbe fargli un monumento: con il referendum lascia agli operai la libertà di scegliere tra lavorare per lui , o andare a fare domanda da qualcun altro, magari da Rossignolo stesso. La gente deve capire che il posto di lavoro non è uno stipendificio (io a quando avevo 16 anni lavoravo come metalmeccanico a cottimo e senza contratto e lo rifarei se fossi nella necessità, domani senza problemi). Esistono diritti ,ma anche doveri e sono davvero contento che ai sindacati venga ridimensionata la figura di rappresentanza. Io ho restituito la tessera del sindacato quasi subito. Per me sono davvvero mangiapane a tradimento, specie la FIOM. Sono fiero di essere considerato un demagogo perchè i fatti mi stanno dando ragione.Se questa è demagogia allora le ragioni del NO al referendum?

 
12/01/2011 - come sempre molto carente di marketing (Fabrizio Terruzzi)

la Fiat è come sempre molto carente di marketing. Sono stato casualmente oggetto di loro ricerche di mercato (telefoniche) per molto tempo. La loro qualità mi è parsa penosa. Conosco per esperienza diretta di lavoro il marketing delle grandi multinazionali di beni di largo consumo fin dagli anni '60 e credetemi in Fiat sanno solo vagamente cos'è. La loro mentalità è ancora ingegneristica e orientata alla produzione. Cosa ci vorrebbe ad assumere un direttore marketing, scusatemi il termine, "con le palle", che gli chiarisca le idee?. Solo una chiara visione del problema che Marchionne non ha. Conosce poco la materia ed è questo un suo vero punto di (grande) debolezza. Ho paura che i modelli di prossima introduzione lo confermeranno.