BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FINANZA/ Dalla Cina un campanello di allarme per il 2011

Non solo oro e argento: anche le terre rare segneranno il 2011 dei mercati, soprattutto perché, spiega JAMES CHARLES LIVERMORE sono in mano alla Cina

Foto Ansa Foto Ansa

Per tentare un’analisi dell’anno appena iniziato, la coincidenza di un numero può essere di grande aiuto. Il numero in questione è l’undici. Undici come 2011 e come 11 settembre 2001. Il 2011 innanzitutto segnerà il decennale dell’attentato terroristico alle Torri Gemelle.

 

Oggi si fa un gran parlare di crisi sovrane. Secondo le agenzie di rating, l’Europa, un vaso di coccio tra vasi ben più robusti, è l’unica area geografica ad aver mal gestito le proprie finanze. La prima conclusione che si può trarre osservando i primi dieci anni del millennio è che economia del debito e crisi sovrane sono una questione che travalica i confini europei, un problema globale alla radice del mondo in cui viviamo.

 

L’11 settembre 2001 tremila persone, ignari impiegati come molti tra noi, sono rimaste vittime di una follia ideologica che ha infranto in un mattino le utopie ireniste di inizio millennio. Da allora, gli Stati Uniti hanno ingaggiato un guerra su scala globale che ha portato il debito pubblico Usa dai 5,8 trilioni di dollari del 2001 ai 13,5 trilioni del 2010.

 

Prima di allora, il grande balzo in avanti del debito pubblico americano si era registrato tra la fine degli anni ‘80 e gli inizi degli anni ‘90, quando il debito era raddoppiato da 2,8 trilioni di dollari a 5, valore su cui si era assestato fino al 2001. Evento scatenante di quel periodo: la caduta del muro di Berlino, 11 novembre 1989. Ancora una volta l’undici. Ancora una volta, un’impennata del debito. A provocare questo primo aumento, la grande liquidità ed euforia dei mercati all’indomani della sconfitta del regime sovietico.

 

Il 2011 si apre in una congiuntura per certi versi simile: il XX secolo ha dimostrato che lo Stato non può rispondere ai bisogni dell’uomo, oggi realizziamo che neppure il Mercato ne è capace. Questa nuova consapevolezza, chiaramente, non ha iniettato entusiasmo sui mercati; con crescente timore gli analisti, e in generale chiunque osservi la realtà con sguardo indagatore, si chiede: se neppure il credito facile può esaudire i desideri delle persone, cosa potrà mai farlo?