BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA/ Dalla Cina un campanello di allarme per il 2011

Foto AnsaFoto Ansa

A questa domanda, a mio avviso, è riconducibile un fenomeno economico che inevitabilmente segnerà l’anno incipiente: dopo il fallimento dello stato e dei mercati, la corsa all’acquisto dell’oro, per antonomasia l’elemento incorruttibile del nostro pianeta, sembra ormai inarrestabile. Come si è giunti agli attuali 1450 dollari all’oncia, è presto detto: con i debiti pubblici alle stelle, una crescita inflazionistica è da molti indicata come l’unica soluzione capace di svalutare lo stock di debito in tempi brevi.

 

Per fornire un’idea del fenomeno, sarà sufficiente riportare alcuni prezzi storici: nel gennaio del ‘75 l’oro era scambiato a 200 dollari all’oncia, nel dicembre del 2002 il prezzo si aggirava intorno ai 350 dollari. Si direbbe che molti, in attesa di una risposta alle incertezze, si affideranno all’oro per salvaguardare il valore dei propri investimenti.

 

Tuttavia, a rendere il 2011 l’anno del metallo non c’è solo la folle corsa all’oro. In dieci anni, dal 2001 a oggi, il prezzo di un’oncia d’argento è passato da 5 a 30 dollari. A giustificare questa impennata non c’è solo la correlazione diretta tra i due metalli più preziosi: l’argento è un metallo caratterizzato da un impiego industriale ben più ampio rispetto all’oro. In particolare, l’argento viene largamente usato nel settore energetico, dove le batterie ad argento e zinco sono ormai ampiamente utilizzate in una vasta gamma di tecnologie, dai prodotti di elettronica ai pannelli fotovoltaici. Anche le terre rare, un gruppo di minerali di cui dirò fra poco, confermano lo stesso andamento: il 2011 sarà un anno in cui molti investitori domanderanno concretezza, cercandola innanzitutto nella solida produzione industriale e in investimenti tangibili.

 

Non credo che un tale spostamento di capitali - oro, argento, terre rare - possa essere giustificato dalla sola necessità di scongiurare una crisi inflazionistica. Investire in questi metalli offre soprattutto l’opportunità di posizionarsi nelle fasi iniziali di produzioni industriali ad alto valore aggiunto, proprio in un momento in cui questo settore rischia di ridisegnare gli equilibri economici a livello planetario. E le terre rare spiegano bene il perché.