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FINANZA/ Dalla Cina un campanello di allarme per il 2011

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Innanzitutto, le terre rare sono una serie di 17 elementi chimici che per le loro particolari proprietà trovano largo impiego nelle applicazioni tecnologiche. In particolare, tali minerali sono utilizzate per produrre fibre ottiche, magneti e superconduttori per cellulari e altri dispositivi digitali (tra i quali anche molte apparecchiature militari). Fin qui, tutto bene.

 

I problemi iniziano guardando la mappa dei giacimenti minerari. Dalla fine degli anni ‘80 la Cina si è progressivamente imposta come produttore mondiale di terre rare, arrivando nel 2010 a coprire da sola il 95% delle estrazioni mondiali. Dopo il fronte caldo del debito-credito, tra Cina e Stati Uniti un nuovo scontro rischia di innescare una stagione di instabilità sui mercati. E quando arriva volatilità - recitano i testi accademici su cui tutti gli investitori si sono formati - le opportunità di registrare grandi profitti (o grandi perdite) sono sempre in agguato.

 

Ma soprattutto, dopo essersi impossessata delle chiavi del credito statunitense, nel 2011 la Cina rischia di imporsi definitivamente quale guardiano delle produzioni ad alto valore aggiunto. Inutile rimarcare che senza questo tipo di produzioni, dove il fattore umano gioca ancora un ruolo fondamentale, le economie avanzate oggi si ridurrebbero a grandi catene di distribuzione, subordinate alle politiche economiche dei paesi-produttori a basso costo.

 

In questo scontro titanico, l’Europa resterà a guardare? Probabilmente, sì. L’Europa a trazione germanica sogna di crescere senza inflazione e non ne fa mistero. Di tutti questi movimenti, concentrati soprattutto sulle rotte del Pacifico, l’Ue non sembra interessarsi.